Risorse idriche, il Sifus denuncia: "Incapacità commissariale dell'ing. Greco"

Ernesto Abate, segretario reg. Sifus Consorzi di Bonifica

Criticità del settore delle risorse idriche. Da mesi il Sifus denuncia l’incapacità commissariale dell’ing. Francesco Greco, commissario straordinario dei Consorzi di Bonifica, in merito a una ricognizione delle difficoltà nel settore risorse idriche. “Il suo ruolo in materia è componente tavolo tecnico permanente dallo marzo del 2015. Ha svolto incarichi dal 3 novembre del 2014 al 9 settembre del 2015 come responsabile dell’osservatorio delle acque e dal settembre del 2015 sino ad oggi come dirigente generale del servizio 1 gestione ed attuazione del servizio idrico integrato» commenta Ernesto Abate, segretario regionale Sifus Confali che mette ancora in evidenza le lacune di Greco.

“La responsabilità è resa ancora più grave per aver speso tempo e risorse umane per oltre 4 mesi e precisamente da ottobre dello scorso anno sino ad oggi, esclusivamente orientate verso l’attuazione di una riforma consortile, distante anni luce dalla realtà. L’infausto compito di gestire la riforma consortile – aggiunge Abate – è stata assegnata ai direttori generali di Sicilia Orientale ing. Fabio Bizzini e di Sicilia Occidentale dott. Luigi Tomasino, responsabili in questo caso, d’aver trascurato la programmazione di lavoro da fare eseguire agli operai, che avviene entro novembre dell’anno precedente, quindi nel 2017. Ad oggi non è stata fatta alcuna programmazione di rientro del personale operaio, anche perché la richiesta per autorizzare la crono programmazione del personale operaio, dal dipartimento 4, la cui dirigente generale è la dott.ssa Dorotea Di Trapani, è partita lo scorso 8 gennaio, dopo la denuncia pubblica del Sifus fatta il 30 dicembre. Mentre la barca è alla deriva, si pensa di risolvere il problema occupazionale dei Consorzi di Bonifica, facendo transitare il personale operaio a tempo indeterminato dal Consorzio di Enna, in tutto 5 dipendenti, e prossimamente altri provenienti dal Consorzio di Caltagirone, senza ragionare su una cronoprogrammazione basata sull’efficacia, efficienza e continuità lavorativa. Nell’ipotesi dell’attuazione del crono programma con assunzione differenziata, si produrrebbero contratti di breve durata, a seconda dei singoli interventi, privilegiando i manutentori, per procedere alla successiva introduzione a lavoro, degli acquaioli, esclusivamente nel periodo di irrigazione, in barba alla provenienza contrattuale (151isti, 101isti, 78isti)”.

“La domanda a questo punto nasce spontanea – sottolinea il segretario regionale Sifus Consorzi di Bonifica – se malauguratamente non dovesse piovere, questi lavoratori rimarrebbero a casa? Magari com’è successo ai 9 lavoratori di Caltagirone, Ragusa ed Enna? Invece di pensare a rafforzare le fila della manutenzione, per combattere gli sprechi e le rotture dei tubi e dei canali di veicolamento delle acque, si procede alla frammentazione. Inoltre, come più volte detto, il problema della ridotta capienza degli invasi, oltre che derivare dalla sedimentazione dei detriti raccolti lungo il corso delle acque, si aggiunge una più grave che è di responsabilità ed incapacità umana, perché le dighe sono riempite a metà perché in quasi tutte, manca il collaudo finale per il massimo riempimento. La classe manageriale, di cui sopra, ha lavorato nell’obiettivo di rafforzare la categoria dirigenziale e si stava continuando con i capi settore, senza ragionare sulle necessità scaturite dalla siccità, elemento naturale, ma soprattutto sulla razionalizzazione delle risorse idriche”.

Abate rincara la dose e parla anche delle carenze infrastrutturali. “Parliamo di ripristino delle rotture dei mezzi di veicolamento che ricordiamo fanno perdere il 50% dell’acqua immessa ed il ripristino delle capienze di approvvigionamento delle acque. Una delle tante lamentele raccolte tra gli agricoltori, non ultimo Giosuè Arcoria rappresentante di Confagricoltura, è quella di vedere gettare a scarico l’acqua in eccesso, destinata agli invasi (perché con ridotta capienza di accumulo, derivante dagli eccessivi sedimenti), l’acqua che solitamente, verrebbe invasata e che puntualmente si disperde, lungo i fiumi che fluiscono in mare, per questioni di sicurezza. Nulla vieta la battuta, che l’unica sicurezza è stata quella di investire sulla carta, piuttosto che sulla società, sull’economia e sul futuro dell’Isola, promuovendo un sistema autodistruttivo del comparto e dell’Agricoltura, generato da incapacità umana”.