Emiliano Abramo si presenta alla città con fermezza e chiarezza "Prendo le distanze da Bianco, vorrei essere un sindaco normale"

Sorride. Stringe la mano a tutti. Ringrazia uno per uno gli intervenuti alla conferenza stampa di presentazione all’hotel Mercure di piazza Verga: annuisce e accenna un mezzo sorriso anche quando gli sussurrano che in platea si è vista Amanda Succi, da sempre vicinissima al sindaco di Catania Enzo Bianco. E proprio da Bianco ha preso le distanze Emiliano Abramo, 37 anni, docente universitario di storia contemporanea. Che ha presentato la sua candidatura a sindaco della città etnea, “fuori dai partiti…”, sottolinea. La comunità di Sant’Egidio (di cui è responsabile regionale) è la sua casa. La sua missione. Il suo sorriso. E non sarà un caso che ogni giorno i suoi amici aumentano a vista d’occhio. La sua forza? L’ascolto insieme al dialogo: oltre all’individuazione delle soluzioni alle continue emergenze del territorio. In platea a sostenere questa candidatura, oltre a una nutrita rappresentanza della società civile catanese, anche Kheit Abdelhafid, presidente della “Comunità Islamica di Sicilia”, membro del direttivo dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia e imam della Moschea della Misericordia di Catania, la più grande della Sicilia.

Emiliano Abramo predica serenità e trasparenza, paradossalmente in contrasto con una città tutt’altro che a misura d’uomo. Anzi. Di Emiliano Abramo si è parlato lo scorso anno, quando l’ex governatore Crocetta voleva affidargli l’assessorato regionale dopo lo scandalo del mancato finaziamento dei disabili gravi (vicenda che ebbe rilievo nazionale grazie a Pif). Anche la scorsa estate qualcuno da Roma – versante Pd – lo aveva individuato come probabile candidato alla Regione, prima ancora della scesa in campo di Fabrizio Micari, ma lui declinò gentilmente l’invito. Recentemente proprio Bianco ha provato in tutti i modi a portarlo alla sua corte, senza però riuscirvi. E nei giorni scorsi qualcuno gli aveva offerto la possibilità di candidarsi alla Camera. “Negli ultimi mesi in tanti mi hanno chiesto di candidarmi alla Camera dei Deputati – afferma Abramo – ma io ho scelto la mia città. E sapete perché? Perché io sono nato a Catania, vivo a Catania, lavoro a Catania. Conosco i problemi di questa città molto bene perché negli ultimi vent’anni della mia vita mi sono recato quotidianamente nei quartieri periferici, insieme con anziani e giovanissimi… insieme con quei catanesi che non avevano una casa dove dormire. Io ero lì con loro, con tanti volontari, per ascoltarli, portare pasti e coperte. Sono stato nei quartieri più difficili di Catania con i bambini per aiutarli a studiare e provare con tanta fatica a ridurre il tasso di evasione scolastica, per creare le opportunità per un futuro dignitoso. Li conosco uno per uno e loro conoscono me…”.

E le periferie, grande problema mai realmente affrontato? Abramo prende fiato e spiega: “Le nostre periferie sono zone della città che hanno bisogno di attenzione e che invece sono state considerate poco dalla politica. Molto poco. Parlo di Librino, San Cristoforo, Nesima, Monte Po’, Picanello, Cibali, San Giovanni Galermo per citarne solo alcuni. Ecco, vedete… io vorrei essere per loro un sindaco “normale”. Non desidero fare promesse nè sviscerare argomenti sterili. Vorrei realmente ascoltare tutti i miei concittadini che per me sono persone e non numeri, e capire quali sono i bisogni reali, cosa desiderano per la città provando ad aiutarli per migliorare la loro e la nostra qualità di vita”.

Qualcuno accenna al fato che la candidatura è stata forse presentata con troppo anticipo rispeto alla scadenza elettorale, Abramo si sistema gli occhiali e precisa: “Non è mai presto per parlare dei problemi di questa città: credetemi, le precedenti amministrazioni (Scapagnini, Stancanelli e Bianco, ndr) ci hanno lasciato in eredità solo disastri. Coalizioni? Intanto partiamo, non è tempo di lanciare messaggi a chicchessìa…”.

La sfida è appena lanciata. Saprà la città ascoltare, lontano dai luoghi comuni e delle frasi fatte? Chissà, c’è tempo per rifletterci bene fino a maggio…