Il Voto grillino? E' la democrazia, bellezza…

Alla fine, tanto tuonò che piovve !

Per lungo tempo abbiamo scritto che la legge elettorale partorita dopo il referendum costituzionale era/è un pastrocchio non in grado di garantire la governabilità, che la classe politica era/è a dir poco pessima, che la scarsa capacità di intercettare il malessere sociale era/è dimostrazione di una forma di elitarismo immotivato ed ingiustificato date le condizioni del Paese.

Ebbene, nessuno – tranne Cinquestelle e Salvini – aveva compreso cosa bollisse in pentola, ed ecco il risultato di domenica scorsa.

Sia ben chiaro, non entusiasmano né Di Maio né Salvini, ma il responso delle urne va rispettato.

È la democrazia, bellezza.

Piaccia o non piaccia.

Ed occorrerebbe fare tesoro del risultato del 4 marzo.

Pare, invece, che così non sia.

Abbiamo letto e sentito commenti rabbrividenti.

C’è qualcuno, in particolare commentatori settentrionali fuori dal mondo, che ritiene la vittoria dei grillini prodotto di un colossale voto di scambio fondato sulla promessa del reddito di cittadinanza; di contro altri che attribuisco il successo di Salvini alle sue proposte in tema fiscale. Tutti pensano, poi, che entrambi si siano spinti troppo oltre l’umanitarismo in materia di immigrazione e sicurezza.

Trattando eletti ed elettori come nuovi barbari.

Nulla di più sbagliato, specie per spiegare il compatto voto meridionale al Movimento 5 stelle, malgrado le infelicissime esperienze amministrative della Raggi e della Appendino.

La spiegazione del voto di domenica è semplice e banale e per questo, proprio per questo, appare incomprensibile.

Il voto è stato libero ed incondizionato, espressione di rabbia e repulsione verso ben precisi soggetti e le loro corti.

È stato un pugno nello stomaco ai voltagabbana, agli incapaci, ai portatori di interessi clientelari, a chi vive nel dorato mondo dei salotti romani, ai tessitori di trame, ai burocrati di Bruxelles, ai mercati e alle banche.

A chi ha ucciso la Politica con la P maiuscola.

Pensare diversamente o tentare di giustificare il proprio insuccesso sostenendo che gli elettori non hanno capito è non solo patetico, ma anche autolesionistico perché ci si condanna a perdere ancora !

Adesso chi ha vinto ha diritto ( e dovere ) di governare ed essere messo alla prova.

Chi ha perso, faccia opposizione ed impari con umiltà ad intercettare veramente le istanze dei cittadini e a non inseguire utopie.

Forse, la prossima volta, ritentando andrà meglio.