Bollato come "impresentabile" Riccardo Pellegrino accusato di voto di scambio

Un voto? Comprato a 50 euro per una spesa complessiva forse attorno ai cinquemila euro. L’inchiesta sul consigliere comunale di Catania Riccardo Pellegrino ruota attorno ai soldi che sarebbero stati sborsati, a quanto pare in almeno cinque occasioni, alle ultime elezioni regionali. Tutto questo è accaduto quando il forzista (che ambisce a diventare sindaco di Catania con una lista civica) era in corsa per un posto all’Assemblea regionale siciliana, dove ottenne più di seimila preferenze. L’indagine della procura di Catania, con l’attività della Direzione investigativa antimafia, affidata ai magistrati Marco Bisogni e Barbara Tiziana Laudani, ruota attorno ad alcuni personaggi conosciuti nel mondo politico. Pellegrino, insieme al padre Filippo (indagato per concorso in voto di scambio) avrebbe beneficiato del sostegno degli ex sindaci di Aci Catena e Mascali: rispettivamente Ascenzio Maesano e Biagio Susinni. Con loro si sarebbero adoperati anche alcuni fedelissimi, come Orazio Cutuli, parente di Turi, già consigliere comunale di Aci Catena.

Molti ricorderanno che Pellegrino alle Regionali 2017 era stato bollato come impresentabile, a causa dei problemi con la giustizia del fratello Gaetano, arrestato nel blitz Ippocampo, poi scarcerato, e ad oggi sotto processo per associazione mafiosa. Il parente del politico, nato e cresciuto nel popoloso di quartiere a San Cristoforo, secondo la procura di Catania, sarebbe stato uno dei fedelissimi del capomafia Sebastiano Mazzei, capo del clan dei Carcagnusi.

Nell’indagine sul voto di scambio, figurano una dozzina persone: Salvatore Di Benedetto, consigliere comunale a Ramacca. Il politico, che attualmente si trova al gruppo misto, è coinvolto insieme al padre Antonio, conosciuto in paese come Nino. Amici di di Maesano sarebbero invece Nino Castorina, ex candidato al consiglio ad Acireale e rappresentante di un’associazione di Guardia Mangano, e Giuseppe Panebianco. Quest’ultimo è stato coinvolto nelle carte dell’inchiesta che portò recentemente in manette Maesano. Secondo l’accusa, gli uomini utilizzati come referenti sul territorio, compreso Ivan Andrea Guarrera detto Castagnaro, sarebbero stati in contatto con Pellegrino tramite appunto Maesano e Susinni, per poi essere i beneficiari delle elargizioni di denaro in cambio di voti.

Il reato ipotizzato sarebbe stato commesso tra Ramacca, Vizzini, Aci Catena e Acireale. L’arco temporale, finito sotto la lente d’ingrandimento, è compreso fra la primavera del 2017 sino alle Regionali dello scorso novembre. L’ex sindaco Maesano, secondo la procura, potrebbe avere commesso il reato di cui è accusato mentre si trovava agli arresti domiciliari. L’ex sindaca di Aci Catena, era finito in carcere per corruzione per le tangenti prese dall’Halley consulting, per poi essere coinvolto anche in una seconda inchiesta denominata Gorgoni sulla complessa vicenda dell’appalto dei rifiuti ad Aci Catena. Affare su cui avrebbero messo le mani non solo le imprese Senesi ed Ef Servizi Ecologici, ma anche gli uomini dei clan Laudani e Cappello. Per Maesano, già condannato in primo grado e in attesa della sentenza d’Appello, è la terza recente bufera giudiziaria.