I magistrati incontrano gli studenti. Il pm Maresca: «Un amore violento non è amore, bisogna superare il senso di vergogna e di pudore»

“Violenza contro le donne e sui minori”. Questo è stato il tema dell’incontro “I magistrati incontrano gli studenti”, organizzato dall’associazione nazionale antimafia Alfredo Agosta, che si è svolto ieri, all’auditorium della Chiesa della Resurrezione di Librino. I ragazzi dell’Eris, centro di formazione professionale, hanno incontrato la dottoressa Michela Maresca, sostituto procuratore della Repubblica al Tribunale di Catania, che si occupa di reati contro le fasce deboli.

Presente il direttore del centro di formazione Antonio Oliveri e i referenti delle sedi Eris. In rappresentanza dell’associazione Agosta, la presidente Enza Bifera e Giuseppe Agosta.

«Noi portiamo nelle scuole diversi argomenti. Quello che abbiamo scelto per voi è quello del contrasto alla violenza». Apre così l’incontro la presidente dell’associazione Agosta, Enza Bifera. «Che cosa significa violenza? La sua radice etimologica è proprio quella di “violare”, cioè di provocare un sopruso su un altro individuo – prosegue – e in che modo possiamo riconoscerla? Violenza fisica o psicologica sono entrambe forme di violenza, quella fisica lascia segni visibili, quella psicologica può lasciare segni sul nostro modo di pensare».

Imparare e riconoscere quali sono le relazioni che fanno bene e quali invece sono le relazioni che fanno male. «Noi abbiamo delle bussole emotive che ci possono orientare nella vita e nelle relazioni. Queste bussole emotive ci possono aiutare nelle scelte dei nostri amici, dei nostri fidanzati e delle nostre fidanzate. Quando qualcosa ci fa stare male vuol dire che è un campanello d’allarme che noi dobbiamo ascoltare. La nostra “bussola” ci sta dicendo questa cosa non va bene. Parlate di quello che sentite e che vi fa stare male» consiglia Enza Bifera ai ragazzi dell’Eris.

La parola è poi passata al sostituto procuratore Michela Maresca che afferma: «mi occupo di reati contro le fasce deboli che purtroppo ancora oggi sono le donne, le tipologie di reato possono essere diverse: violenze sessuali, maltrattamenti in famiglia e stalking. Fasce deboli sono anche tutti i minori e gli anziani».

Reati consumati in ambienti familiari, in aule scolastiche o in strutture di ricovero per gli anziani. «Ci sono reati che maturano all’interno di contesti dove è forte il legame anche affettivo – continua Michela Maresca – proprio questo rende molto difficile per la persona offesa capirlo, capire che si sta subendo qualcosa, capire soprattutto che non si merita quello che si sta subendo e questo è un passaggio fondamentale da trasmettere innanzitutto a voi ragazzi».

Con voce rotta dall’emozione ha proseguito: «Nessuno merita nessun tipo di violenza. La cosa peggiore in questi casi è che si innescano dei meccanismi mentali che sono del tutto sbagliati. Cioè, si pensa di essere meritevoli e di aver fatto qualcosa di male, ci si colpevolizza e quindi si pensa di meritare una reazione violenta. Ma è chiaro che non possiamo colpevolizzarci per qualcosa di sbagliato che hanno fatto gli altri».

«Un amore violento non è amore, bisogna superare il senso di vergogna e di pudore». Questo è l’altro messaggio fondamentale che vuole lasciare Michela Maresca ai ragazzi dell’Eris: «dobbiamo avere la forza di superare il senso di vergogna, dobbiamo avere la forza di raccontarlo a qualcun altro». «L’amore è libertà, non esiste un rapporto dove io proibisco qualcosa o qualcuno proibisce qualcosa a me» conclude il procuratore Michela Maresca.

L’incontro è stato chiuso da Giuseppe Agosta che sottolinea: «La nostra associazione è un’associazione che si occupa anche dello sportello del sovraidebitamento (legge 3/2012). Questa legge è, in realtà, una legge salva suicidi perché a causa della crisi economica parecchie persone si sono uccise perché non arrivavano a fine mese».