Trecastagni, il comune sciolto per mafia per ingerenze criminali

La decisione non arriva improvvisa. Il Consiglio dei ministri, proprio oggi, su proposta del ministro dell’interno Marco Minniti, a norma dell’articolo 143 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, ha sciolto per mafia il Consiglio comunale di Trecastagni, in provincia di Catania, per ingerenze della criminalità organizzata. Il ridente centro, a novembre, è stato in qualche modo coinvolto in un’operazione antimafia, coordinata dalla procura distrettuale di Catania, guidata dal procuratore Carmelo Zuccaro, culminata con l’arresto di due dipendenti comunali: Domenico Sgarlato, capo settore Lavori Pubblici e Manutenzione e Gabriele Astuto, funzionario dello stesso ufficio; operazione sfociata nell’ambito di un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti.

Il sindaco in carica, l’ex deputato Giovanni Barbagallo, ha sottolineato la trasparenza e la correttezza con la quale la giunta e il consiglio Comunale si sono sempre mossi. “Stamo valutando l’ipotesi di fare ricorso – ha sottolineato Barbagallo – contro questa decisione, per tutelare l’immagine di Trecastagni…”.
Brevemente i fatti. Ricordiamo che il 30 novembre del 2017, il gip del tribunale di Catania Anna Maria Cristaldi aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare, disponendo prima la custodia cautelare in carcere – poi tramutata negli arresti domiciliari – per tutti e due accusati di avere più volte favorito per l’aggiudicazione del servizio di raccolta dei rifiuti comunale la E. F. Servizi Ecologici Srl, la ditta di Vincenzo Guglielmino, definito dagli inquirenti un uomo di contatto tra i clan Cappello e Laudani. I due, come scrive il rapporto del gip, “…compivano diversi atti contrari ai doveri di ufficio ovvero: turbavano il regolare svolgimento della gara finalizzata ad assegnare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti presso il Comune di Trecastagni, mediante previsione di alcuni specifici requisiti, previamente concordati e appositamente suggeriti da Vincenzo Guglielmino in quanto posseduti dalla società del predetto..” Si legge nel rapporto che: “sistematicamente affidavano ”sempre alla ditta di Guglielmino l’esecuzione di servizi aggiuntivi extra-capitolato (quali la rimozione di un vasca di cemento, la raccolta dei rifiuti per la festa del patrono, la pulizia straordinaria di alcune pubbliche vie ed altro), prevedendo altresì costi esorbitanti per l’esecuzione degli stessi anche in relazione all’impiego di personale ed automezzi sovradimensionati rispetto ad una corretta esecuzione del servizio stesso”. Tutto questo avveniva in cambio di denaro – che sarebbe stato incassato da Gabriele Astuto – per liquidazioni alla ditta di Guglielmino ogni qual volta che le dette liquidazioni superavano gli importi di 40 mila euro. Variegate le reazioni così come le perplessità fra i residenti, soprattutto da parte di coloro che politicamente “pendono” dalla partre dell’opposizione…