"Vento di mare", per non dimenticare Alfredo Agosta

“Vento di mare” è il titolo del romanzo che racconta la vita del maresciallo Alfredo Agosta, ucciso dalla mafia nel 1982. Un soffio di vita: il vento. Il senso di libertà e coraggio: il mare, amato dal protagonista, nato a Pozzallo, che ad appena sette anni si tuffa da un’altezza di sei metri. L’idea che il maresciallo Agosta sia stato sin dalla più tenera età un uomo pronto a mettersi in gioco, senza timore.

Nel romanzo, scritto da Paolo Sidoti, presentato al Palazzo Platamone sabato scorso, scorre la vita del militare rivissuta attraverso lo scandire dei ricordi in una sorta di diario, che racconta gli ultimi dieci giorni della vita del maresciallo, perché come precisa l’autore «gli ultimi giorni sono testimoni di quello che porterà per sempre con sé».

Già, e nel caso del maresciallo Agosta non può essere altrimenti. A testimoniarlo le persone accorse alla presentazione. Tutti presenti ad affermare la voglia di esserci. Il desiderio di ricordare. Presenti in sala i due figli, Giuseppe e Antonio, visibilmente commossi nell’udire passaggi del romanzo recitati dall’attore Enrico Pappalardo. «Non riesco ad esprimere l’emozione, parlare di mio padre in un momento così importante in cui viene ricordata la sua attività di investigatore e di eroe dello Stato mi commuove profondamente» commenta Antonio Agosta, figlio del maresciallo e anche lui maresciallo dei carabinieri. «Ho deciso di arruolarmi nell’Arma dei carabinieri nel momento in cui mio padre è morto, avevo 15 anni e a 17 ho indossato la divisa. La promessa fatta a lui è stata quella di seguire le sue orme e ottenere i suoi stessi gradi. Spero che attraverso il libro i giovani possano imparare a conoscere mio padre».

Una presentazione scandita dai ricordi e dagli applausi all’autore, che ha scritto con delicatezza e profondità la vita di Alfredo, grazie ai racconti di chi ha vissuto al fianco del maresciallo. «E’ stata una sfida – confessa Paolo Sidoti – ho lavorato molto sul personaggio cercando di non andare oltre le righe o spostare la scrittura su aspetti che esulavano dalla sua vita. Non è stato semplice. L’emozione più grande è stata la condivisione dei sentimenti, c’è ancora voglia di ascoltare storie come quella di Alfredo Agosta».

Paolo Sidoti, supportato dall’editore Alfio Grasso, ha raccontato le emozioni vissute nel tratteggiare la vita di un eroe, rispondendo sempre con profonda sincerità alle domande di Nino Amante giornalista Rai 2, che in quel periodo seguiva la cronaca di Catania e del presidente dell’associazione nazionale antimafia Alfredo Agosta, Enza Bifera. «Per noi questo è un momento importante – spiega Enza Bifera – ringraziamo l’autore per avere saputo raccontare in modo evocativo la storia del maresciallo ma anche quella dell’uomo, del padre e del marito. Questo libro raccoglie i nostri valori che intendiamo divulgare alle nuove generazioni, per raccontare sia la Catania cruenta di quel periodo che degli uomini che col loro esempio promuovono il messaggio di legalità».

Presente in sala anche Sebastiano Mignemi, presidente del Tribunale del Riesame di Catania. «Il dovere della memoria ci coinvolge tutti – sottolinea – un libro del genere ci deve fare pensare a chi ha sacrificato la vita per il principio della legalità, a chi in tempi molto più difficili di quelli attuali si è impegnato a fondo per il rispetto della Giustizia. Queste sono le iniziative che rendono migliore una società e fanno tanto bene alla città di Catania».