Il Patto di Marrakech? Sarebbe un tradimento all’elettorato…

L’eventuale sottoscrizione da parte dello Stato italiano del “ patto di Marrakech “, il global migration compact, in combinato disposto con la vigente normativa europea in materia di prima accoglienza, di Paese di primo ingresso, di ripartizione dell’onere di accoglienza fra gli Stati, ben lungi dall’essere di imminente modificazione, rappresenterebbe per L’Italia un vero e proprio atto di masochismo politico ed un tradimento del mandato elettorale che ha già prodotto la conversione in legge del decreto sicurezza.
Fino a questo momento, dalla iniziale dichiarazione di intenti, affrettatamente buonista , da cui ha avuto origine questa iniziativa dell’ONU, si sono già sfilati:
Gli Stati Uniti d’America, L’Australia, la Svizzera, l’Austria e Israele; l’Italia, come detto, non parteciperà alla “Conferenza intergovernativa “ di Marrakech, con una motivazione che, mentre sembra sublimare il sistema democratico, in realtà svela le profonde contraddizioni che lacerano il Governo giallo verde, diluendo la tempistica di ogni azione fin qui intrapresa e, facendoci fare sulla scena internazionale, la solita figura di cerchiobittisti peracottari.
Proviamo ad immaginare cosa potrebbe succedere, nell’invarianza della normativa comunitaria, se il nostro Parlamento, sostituendosi al Governo, per abdicazione dello stesso dalle proprie funzioni, prerogative e doveri, dovesse decidere di sottoscrivere il “patto”; Il Parlamento non può sottoscrivere alcunché essendo materia di competenza del Governo. Può però dare una linea di indirizzo cogente. A quel punto che potrebbe succedere? Avranno creato il caos istituzionale nel cui vortice potrà infilarsi di tutto e di più; si perderanno mesi a dibattere del nulla e ,poiché l’Onere celato nel “ global migration compact” è incalcolabile, potremmo trovarci in bancarotta per eccesso di altruismo.
Per troppi anni abbiamo considerato lontani dalla nostra “ schiena “ gli effetti potenzialmente contenuti nei vari accordi,trattati, convenzioni e patti che i nostri svolazzanti politici sono andati a sottoscrivere in giro per il mondo, ed il risultato è che troppi nodi sono arrivati al pettine.
Dobbiamo riscoprire la saggezza dei proverbi dei nonni e prestare attenzione alla lunghezza del passo che vogliamo stendere, avendo cura di scegliere con attenzione i compagni di rosario, e, soprattutto, di lasciare nel canto ventiseiesimo, ottavo girone, ottava bolgia, tutti quei consiglieri fraudolenti di cui non abbiamo alcun bisogno.

Alfio Franco Vinci