Arrestato l’editore di Ultima Tv Russo Morosoli: corruzione e gare truccate, coinvolto anche il sindaco di Bronte Calanna

In città non si parla d’altro che dell’ampia inchiesta della Procura di Catania che ha coinvolto la famiglia Russo Morosoli, già proprietaria di una concessionaria auto (Merid), di una società immobiliare, della Funivia dell’Etna e dal 2016 di una emittente televisiva, Ultima Tv (nella foto Francesco Russo Morosoli con Elisabetta Gregoraci, madrina dell’evento inaugurale dell’emittente, celebrato il 12 novembre 2016).  In campo i finanzieri del Comando Provinciale di Catania, che nell’ambito di una vasta e complessa attività, hanno eseguito un’ordinanza emessa dal GIP di Catania con la quale viene disposta l’applicazione degli arresti domiciliari per l’editore di Ultima Tv Francesco Augusto Russo Morosoli (cl. 1977) rappresentante legale della Russo Morosoli Invest s.p.a. e dei suoi due fedelissimi e fidatissimi collaboratori: Simone Lo Grasso (cl. 1972) e Salvo Di Franco (cl.1960, cugini dello stesso Russo Morosoli), entrambi dirigenti della Morosoli, per plurime ipotesi di reato di turbata libertà degli incanti (artt.353 c.p.), corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio (art.319 c.p.) correlati a gare pubbliche, indette per l’affidamento del servizio di trasposto a fini turistici sul versante Nord dell’Etna (pista rotabile di Piano Provenzana) negli anni 2016, 2017 e 2018 e per l’affidamento in concessione di un immobile di proprietà del Comune di Linguaglossa sito in località Monte Conca, avvenuto nell’anno 2018, nonché per il delitto di estorsione (art.629 c.p.) ai danni di dipendenti dell’emittente televisiva Ultima Tv e di sottrazione fraudolenta di beni al pagamento delle imposte (art. 11dlgs. 74/00) a carico del solo Francesco Russo Morosoli. Domiciliari anche per Franco Barone, dirigente dell’area tecnica del Comune di Linguaglossa. Ai domiciliari anche Graziano Calanna, sindaco del Comune di Bronte, per il reato di istigazione alla corruzione (art. 322 c.p.), in relazione alla richiesta di utilità corruttive indebite per procedere all’affidamento ad un’impresa privata della gestione della manutenzione e sfruttamento dell’energia elettrica, prodotta dall’acquedotto comunale di Bronte. Il provvedimento cautelare ha altresì disposto l’applicazione della misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici nei confronti di Orazio Di Stefano, funzionario dell’Ente Parco dell’Etna, per il delitto di corruzione connesso allarivelazione di segreti del proprio ufficio, e nei confronti di Alessandro Galante, appartenente alla Polizia di Stato, per concorso nel reato di turbata libertà degli incanti connesso all’immobile di Monte Conca. Le attività investigative condotte dai finanzieri della compagnia di Riposto, caratterizzate dall’esecuzione di intercettazioni telefoniche, ambientali e video, pedinamenti e appostamenti nonché dall’analisi di copiosa documentazione acquisita presso gli enti locali coinvolti, hanno reso possibile far luce su una sistematica indebita interferenza nel regolare svolgimento delle procedure di gara ad evidenza pubblica gestite dal Comune di Linguaglossa negli anni 2016, 2017 e 2018 e di rapporti privilegiati tra il gruppo Russo Morosoli e il funzionario Franco Barone nonché sulla promessa e/o dazione di utilità in favore dipubblici ufficiali: il Barone appunto e Orazio Distefano, nel quadro di un contesto caratterizzato da una gestione monopolistica del settore da oltre 20 anni delle escursioni nei versanti Nord e Sud dell’Etna da parte delle aziende riconducibili al Russo Morosoli, STAR Srl e Funivia dell’Etna S.p.a. (oggi Russo Morosoli Invest S.p.a.). Nel corso delle indagini, è altresì emerso, come già accennato, che il sindaco di Bronte, Graziano Calanna, chiedeva ad un’azienda interessata all’affidamento della gestione della manutenzione e sfruttamento dell’energia elettrica prodotta dall’acquedotto comunale di Bronte, di prevedere nel piano dei pagamenti di spesa da far approvare al Comune un aumento del valore di 20.000 euro del costo del collaudo, al fine di ottenere illecitamente per sé la predetta somma. Tale disegno criminoso non si concretizzava in una dazione di utilità corruttiva in quanto l’imprenditore contattato non dava seguito alla richiesta indebita