Etna e terremoti? Comunque scarsa prevenzione, sui Prg poi…

di Umberto Teghini

Prevenzione? Parola sconosciuta da queste parti. Protezione Civile? Non la conoscono tutti o meglio, non ne conoscono la reale funzione. L’Etna? Meravigliosa, splendida,  patrimonio Unesco, altro che…E poi? E poi nulla, tutto è basato sull’improvvisazione, sulla precarietà, sull’approssimazione, per qualcuno basta la parola magica…”Etna…” per pensare agli affari propri (spesso loschi…), mancando un’autorevole cabina di regia. L’Etna è un sistema geologicamente giovane: la sua attività ha inizio tra 600 e 500 mila anni fa ed è alimentato da una camera magmatica collegata alla superficie da un condotto centrale, sempre aperto, al cui interno il magma fluttua a seconda della spinta dei gas, ma va ricordato che vi sono altri numerosi condotti minori, alimentati dallo stesso serbatoio principale che si trova fra gli 8 e i 15 chilometri sotto il livello del mare. Siamo bravi a “parlare” ma di fatti poco o niente. Negli ultimi decenni non è stato attuato alcun piano di prevenzione sul territorio, di messa in sicurezza, di progettualità in caso di emergenza, visto che il territorio è a forte rischio sismico da sempre.  E le strade in particolare? Una vergogna: in caso di seria calamità numerosi paesi resterebbero isolati, perchè sprovvisti di collegamenti alternativi e di sicurezza. Quanti Comuni pedemontani hanno attivato il piano di Protezione Civile? Pochi, pochissimi. Quanta gente conosce in realtà i punti vicino casa di adunata, attesa o ricovero in caso di emergenza? Quanta gente sa come ci si deve comportanre in caso di forte terremoto? Lasciamo perdere, il quadro è desolante. Così come appare desolante ai nostri occhi vedere il territorio tutto attorno all’Etna pieno di costruzioni e abitazioni con densità abitativa da far accapponare la pelle perchè in realtà abbiamo consentito di costruire male in maniera disordinata, con un tasso di abusivismo senza precedenti. Vogliamo parlare dei Piani regolatori ? Quante città o paesi – in generale in Sicilia – hanno deliberato negli ultimi dieci o vent’anni il Prg? La Sicilia dei piani regolatori è in pratica all’Anno zero: basti pensare che su 390 Comuni nell’Isola, il 92% rientra in uno dei seguenti casi: o lo strumento di pianificazione è scaduto, o non è stato approvato, o è assente. Molti di questi centri infine sono fermi ai programmi di fabbricazione, strumenti urbanistici del secolo scorso, che in alcuni casi risalgono addirittura agli Anni 70. Peraltro la Sicilia è una delle poche regioni a non essersi dotata di un Piano territoriale regionale, lo strumento integrato per definire obiettivi di “sviluppo e coesione del sistema territoriale regionale” (Il governo Musumeci ci starebbe lavorando…). Pare che in Sicilia siamo rimasti ancorati a una legge del 1978, roba da non crederci: troppa ignoranza, troppa cattiva politica, troppa gente allo sbaraglio nei posti sbagliati…ma l’importante è che l’Etna è maestosa, unica, affascinante…