Ermal Meta: al teatro Metropolitan si è fermato il tempo

Un freddo da togliere il fiato. Eppure via Sant’Euplio brulica di gente, pronta ad entrare al Metropolitan e a sentire cantare, finalmente, Ermal Meta. Poi l’ingresso, la ricerca affannosa del posto, l’attesa. Infine l’esplosione di urla ed applausi all’arrivo del cantautore sul palco. Chitarra in mano e via col primo brano, “Sperare”. Il pubblico ad accompagnarlo.

Dopo il tour estivo nei palazzetti di tutta Italia, il 2 febbraio Ermal Meta inaugura una nuova avventura: un tour teatrale, che lo vede esibirsi in un’inedita versione semi acustica con gli Gnu Quartet del maestro Stefano Cabrera. Catania viene scelta come quarta data, dopo Milano, Napoli e Pescara, grazie all’organizzazione sinergica della casa discografica Mescal Music e dell’agenzia Puntoeacapo di Nuccio La Ferlita.

I brani più famosi dei suoi album da solista (“Umano” del 2016, “Vietato Morire” del 2017, “Non abbiamo armi” del 2018) e quelli scritti per la band La fame di Camilla (di cui era membro) sono riarrangiati per voce, chitarra e archi. Ne trae origine un suono completamente nuovo e affascinante, che sbalordisce la platea presente in teatro. Spazio anche a tonalità più familiari con “Vietato Morire”, “Lettera a mio padre” e “Non mi avete fatto niente”, vincitrice dell’edizione 2018 del festival di Sanremo.
Il tempo si ferma quando Meta comincia a cantare “Unintended” dei Muse, che riduce al silenzio il pubblico, totalmente ghermito dalla sua voce. Poi, sulle note di una nuova versione di “Billie Jean” di Micheal Jackson, i fans riprendono a cantare.
Un concerto che unisce diversi stili: al pop/rock di base fa da cornice il suono tipicamente orchestrale degli archi degli Gnu Quartet, così da congiungere in un’unica sala diverse generazioni. Un viaggio nel tempo, in cui il cantautore sembra personificare ora Angelo Branduardi, ora Richard Ashcroft, ex frontman dei The Verve.
Tra una performance e l’altra non mancano i racconti di Meta, di vita quotidiana o di attimi pre concerto, che avvicinano la platea, come se stia dialogando con lui. Puntuali le repliche celebrative dei fans.

Un cantautore sempre in movimento. In movimento fin da bambino, costretto a lasciare l’Albania per approdare in Italia. In movimento sul palcoscenico, spostandosi dalla chitarra al pianoforte. E in movimento nelle sue canzoni, poiché fonde suoni, stili e parole creando nuove identità musicali.