Finanziaria regionale ko, Musumeci pensa alle dimissioni?

La Finanziaria è naufragata. La maggioranza non esiste più in realtà, se non solo sulla carta. Troppe assenze, troppi franchi tiratori, troppi ricatti all’Assemblea siciliana. E con un colpo di mano inaspettato e col ricorso al voto segreto, l’Assemblea ha bocciato l’articolo 7 senza il quale l’intero impianto della manovra va gambe all’aria. L’articolo7? Si tratta della norma che permetteva di spalmare su 30 anni una quota consistente del disavanzo da 2 miliardi e 143 milioni maturato fra il 2015 e il 2017 che deve essere pagato obbligatoriamente ora per via della sentenza della Corte dei Conti. In definitiva, restavano fuori circa 540 milioni da pagare nel triennio e per effetto dei quali erano stati messi in atto tagli da lacrime e sangue. La terza giornata di votazione all’Ars sulla Finanziaria dunque è da dimenticare per il governo oltre che per il centrodestra (tanto che Musumeci ha convocato per oggi una seduta della giunta). Perasltro è saltata la norma “Portogallo”, una delle norme manifesto di questa Finanziaria: bocciato con voto segreto l’articolo che garantiva sgrafi fiscali a chi trasferiva la residenza in Sicilia. Quali scenari? Da una parte c’è la possibilità di cedere e ricorrere ad un nuovo esercizio provvisorio probabilmente fino al 31 marzo, visto che ormai siamo a metà febbraio e peraltro già in gestione provvisoria da 14 giorni; in soldoni sarebbe una grande sconfitta. Oppure c’è la strada, quella clamorosa, delle dimissioni. Una voce che qualcuno sembra mettere in giro in queste ore, forse più per far preoccupare i deputati che andrebbero tutti a casa, repentinamente. Il governatore Musumeci già la scorsa estate aveva lanciato sui social un video con un monito ben preciso: “O mettiamo mano alle riforme, oppure ce ne andiamo tutti a casa…”. Tutto questo con il Movimento 5 Stelle che oggi offre pubblicamente a Musumeci la possibilità di un nuovo “governo tecnico” che metta mano alle riforme, sapendo che il presidente non intende tradire le aspettative di chi lo ha eletto.