Indagato per corruzione il sottosegretario Siri: Di Maio chiede le dimissioni, Salvini contrario…

Un’altra scossa scuote il governo gialloverde. Armando Siri, sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e senatore della Lega di Salvini, è indagato dalla procura di Roma per corruzione. Cosa gli viene contestato? Secondo l’nchiesta semplicemente di aver caldeggiato degli emendamenti in cambio di una mazzetta da 30 mila euro. E avrebbe intrattenuto frequenti rapporti, tutti da chiarire, con un faccendiere impegnato nel settore dell’energia – Paolo Arata, docente universitario, nato a Genova come Siri, ex deputato di Forza Italia – su cui indagano i magistrati della Direzione antimafia di Palermo e gli investigatori della Dia per i suoi contatti con l’imprenditore Vito Nicastri, denominato il “re” dell’eolico, che lo ricordiamo è ai domiciliari perché ritenuto vicino agli uomini del latitante Matteo Messina Denaro. “Non ho fatto niente di male: non ho ragioni per dimettermi”, ha dichiarato il sottosegretario leghista Armando Siri, commentando la richiesta di un suo passo indietro avanzata dal M5s. Secondo Di Maio, “sarebbe opportuno che il sottosegretario Siri si dimetta. Gli auguro di risultare innocente e siamo pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita”.  E la Lega? Fa quadrato… Prima in una nota, conferma la “piena fiducia nel sottosegretario Armando Siri, nella sua correttezza. L’auspicio – si legge – è che le indagini siano veloci per non lasciare nessuna ombra”. E il leader Matteo Salvini? “L’ho sentito oggi, l’ha letto dai giornali, è assurdo. Lo conosco, lo stimo, non ho dubbio alcuno, peraltro stiamo parlando di qualcosa che non è finito neanche nel Def”. “Assolutamente si”, risponde ancora Salvini a chi gli chiede se ha piena fiducia in Siri. “Siri non si deve dimettere. C’è solo un’iscrizione nel registro degli indagati e solo se sarà poi condannato dovrà mettersi da parte”.  “Non ho mai chiesto – ha aggiunto Salvini – di far dimettere la Raggi o parlamentari dei Cinquestelle quando anch’essi sono stati indagati”.
“Stupisce il giustizialismo a intermittenza con il quale vengono valutate le diverse vicende giudiziarie a seconda dell’appartenenza del soggetto indagato a uno schieramento politico”. Così il ministro Giulia Bongiorno sulle richieste di dimissioni del sottosegretario Armando Siri, avanzata dal capo politico M5S Luigi Di Maio.
“Alla luce delle indagini delle procure di Roma e Palermo, con il coinvolgimento della Direzione investigativa antimafia di Trapani, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza. Secondo il ministro, un’inchiesta per corruzione impone infatti in queste ore massima attenzione e cautela”. Lo si legge a margine una nota del ministero. (foto agenpress)