Il noto pianista e i giochi erotici (filmati col telefonino) con il prete di Trepunti di Giarre: la lite, il ricatto, la denuncia, l’arresto e infine l’accusa di estorsione…

Sulla vicenda personale che ha portato all’arresto con l’accusa di estorsione il pianista Gianfranco Fiumara Pappalardo ci sono stati i tipici gossip di paese, che non tendono a placarsi. Ecco energere la verità investigativa, che trapela dall’ordinanza firmata dal Gip Carlo Cannella  (peraltro anticipata dal quotidiano La Sicilia), lo stesso giudice che domenica scorsa ha disposto gli arresti domiciliari per il noto musicista ripostese. Le manette ai polsi di Pappalardo Fiumara sono scattate al termine di una lite nella chiesa di Trepunti a Giarre, precisamente in canonica, quando i militari, nascosti in alcune stanze della parrocchia, hanno ascoltato “qualche passaggio del vivace dialogo” tra il pianista e il prete, don Luigi Privitera. “Pappalardo chiede la somma di 5 mila euro” per cancellare foto e video compromettenti sulla loro relazione sessuale. Il prete propone 300 euro ma Pappalardo rifiuta. “Per chiudere la faccenda” vorrebbe 5 mila euro. Il sacerdote avrebbe registrato tutto sul cellulare. “E dall’annotazione di polizia giudiziaria emerge la trascrizione del file audio”: il parroco contesta di aver pagato già la somma di 2500 euro e non vuole più avere a che fare con lui; il pianista al contrario vorrebbe proseguire la relazione e in caso contrario pretende il denaro. Sabato scorso, all’udienza di convalida avrebbe ammesso “gran parte dei fatti ma nega di aver ricevuto denaro” dal prete. Pappalardo ha persino ammesso  le reazioni violente e, addirittura, di aver “ricattato il prete di rilevare il contenuto di alcuni video e foto al Vescovo”, ma ridimensiona tutta a una “provocazione al solo fine di mantenere il rapporto basato sul sesso e sul feticismo e che non avrebbe mai fatto tale rivelazione”. Esaminato l’apparato accusatorio nelle quattro pagine dell’ordinanza, il Gip Carlo Cannella ha ritenuto sussistenti i “gravi indizi di colpevolezza” per il reato di estorsione consumata e tentata estorsione e afferma la “piena attendibilità del denunciante”.