Milano Fashion Week, in passerella le creazioni della designer siciliana Federica Cristaudo

Vittoria Fonzo

La plastica sotto i riflettori, ma stavolta per realizzare accessori e decori riconvertibili e unici. Al Carlyle Brera Hotel, nel corso della Milano fashion week ha avuto luogo la sfilata-evento “Sotto altra forma” della designer di gioielli Federica Cristaudo.

Cresciuta a Roma a contatto ravvicinato col mondo dell’arte e del restauro, ma nata a Catania nel 1985, Federica sviluppa nel corso della sua carriera di artista un sempre più pressante bisogno di sperimentazione. Questa attitudine la porta a manipolare la materia e a dedicarsi al campo del design. Inizia a utilizzare la plastica per realizzare accessori e decori riconvertibili e fa del processo di creazione delle sue opere un  marchio che la contraddistingue. I suoi pezzi sono ben riconoscibili, non solo per via del materiale impiegato, ma anche grazie alla foglia d’oro zecchino che applica seguendo antiche pratiche di guarnizione artigianale. Oggi la sua produzione comprende sia accessori destinati al mondo del fashion che arredi dal design unico, alcuni dei quali sono stati ospitati e accolti in eventi internazionali come l’Isola Design District e il Milan Design Market.

Sotto altra forma

“Sotto altra forma” nasce prima dall’incontro e poi dalla collaborazione tra la designer siciliana e la stilista e scenografa Elle Venturini. L’evento ha rivelato il capo di punta della collezione della Venturini, un corpetto di materiale plastico disegnato a quattro mani dalle due artiste. Sulla passerella sono stati presentati capi e accessori nati da una tangibile voglia di creatività e sperimentazione e le modelle che hanno indossato i gioielli dalle forme amorfe e mutevoli si sono cimentate in una performance teatrale. Impreziosite da un make up dorato richiamante la foglia d’oro firma della designer siciliana, hanno messo in scena un vero e proprio spettacolo. Sulla colonna sonora “Unraval” di Bjork, l’attrice protagonista di questo piccolo atto teatrale è stata vestita da capo a piede dalle sue compagne. Diversi gli aspetti assunti prima di mostrare la forma conclusiva per la modella. Una forma, però, che non voleva essere definitiva. La trasformazione messa in scena ha dimostrato la bellezza della convertibilità della materia e celebrato quel bisogno, inspiegabile e instancabile, di “porre tutto ciò che si è e che si fa, ogni volta, sotto una nuova forma”.

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