Sifus, indebiti braccianti: diffide a raffica contro l’Inps

DIFFIDE A RAFFICA DI SIFUS CONFALI CONTRO L’APPLICAZIONE DELLA CIRCOLARE INPS CHE AUTORIZZA A TRATTENERE L’INTERO IMPORTO DEGLI INDEBITI DEI BRACCIATI AGRICOLI. NON E’ APPLICABILE A QUESTA TIPOLOGIA DI LAVORATORI. SE SI E’ IN PRESENZA DI SENTENZA SE NE RECUPERI UN QUINTO L’ANNO

Migliaia di braccianti agricoli che negli anni passati, hanno avuto la sfortuna di prestare attività lavorativa alle dipendenze di coop. agricole senza terra o aziende agricole poi ritenute fantasma, ecc., hanno maturato,  in seguito accertamenti amministrativi, significativi indebiti da prestazione (ds/agr.,assegni,ecc) nei confronti dell’INPS.

Da qualche mese a questa parte, in alcune province siciliane, come Caltanissetta e Catania, alcune sedi periferiche dell’INPS, hanno assunto la determinazione di applicare la circolare INPS n.47 del 2018 che autorizzerebbe a trattenere l’importo  degli indebiti in un unica soluzione.

Tale atteggiamento decreterebbe, non solo, gravi pregiudizi economici ai braccianti e alle loro famiglie che per 1-2- anni di fila si vedrebbero trattenere  l’intera l’indennità di disoccupazione agricola, ma anche e sopratutto, alle economie dei comuni in cui vivono.

Per scongiurare ripercussioni di questa portata SIFUS CONFALI ha inoltrato una serie di diffide: contro l’INPS Nazionale, l’INPS regionale di Palermo,i direttori provinciali dell’INPS di Catania e dell’INPS di Caltanissetta, il Ministro del Lavoro.

Con le diffide contestiamo ed impugniamo l’applicazione della circolare  per le seguenti ragioni:

  • l’indebito non è maturato in seguito a sentenze del giudice del lavoro ma per via amministrativa e specificatamente, attraverso verbali ispettivi accertati da appositi funzionari dell’INPS. Tra l’altro, le ispezioni non sono avvenute lungo il rapporto di lavoro ma anche a distanza di anni dalla fine di esso e spesso e volentieri, si sono basate, esclusivamente, sul carteggio fornito dalle aziende agricole che poi in gran parte, verranno definite fantasma. I lavoratori di norma non vengono sentiti nonostante tanti processi e le conseguenti sentenze, hanno dimostrato l’esistenza di almeno il 50% di rapporti di lavoro veri.
  • L’attestazione utilizzata dal bracciante nella domanda di disoccupazione agricola, è “ininfluente” ai fini del ricevimento della stessa poiché, è l’INPS che accerta esclusivamente, con propri canali, la presenza o meno delle giornate lavorative dell’anno precedente che fanno scattare o meno il diritto.

Tuttavia, qualora con sentenza passata in giudicato l’INPS dovesse accertare che il lavoratore agricolo, per responsabilità oggettive, ha maturato un indebito, va certamente recuperato, ma  ciò deve registrarsi senza pregiudicare le condizioni vitae sue e della famiglia. Ciò significa che, essendo i braccianti agricoli “lavoratori stagionali”, poiché la ds/agr.,  rappresenta, tra l’altro, una quota parte del salario che spetta loro nel periodo in cui non lavorano, l’indebito, come prevede la legge, deve essere trattenuto nella misura di “un quinto” annuo della somma complessiva da recuperare.

Maurizio Grosso

segretario generale Sifus Confali