Il tanto discusso Joker? Non è un supereroe nè tantomeno un cattivo…

di Vittoria Fonzo

Era il 2008 quando nelle sale di tutto il mondo usciva “Batman-Il cavaliere oscuro”, secondo capitolo dell’iconica trilogia di Christopher Nolan sull’eroe di Gotham City. Il film riportò sul grande schermo, dopo l’esecuzione di Jack Nicholson del 1989 nella pellicola di Tim Burton, il più eccentrico e inquietante villain del mondo dei supereroi: Joker. A vestirne i panni fu Heath Ledger e, grazie a quella che sembrò essere un’interpretazione impareggiabile, vinse nel 2009 l’Oscar come miglior attore non protagonista poco dopo la sua dipartita. A parte una comparsa in un ruolo secondario nel film del 2016 “Suicide Squad”, Joker (in questo caso col volto di Jared Leto, che nonostante le capacità recitative fa quasi una caricatura parodistica del personaggio) non fa ritorno al cinema fino al 2019.

A dieci anni di distanza dalla conquista di un villain di uno dei premi cinematografici più prestigiosi, Joker, nel film diretto da Todd Philips, torna alla ribalta vincendo il Leone D’oro di Venezia come miglior film del 2019. A dar vita al personaggio questa volta è Joaquin Phoenix, la cui messa in atto lascia poco spazio ai dubbi: il suo è il più complesso, penetrante e tragicamente reale Joker fino ad oggi portato in scena. Phoenix regala al pubblico e al Cinema un’interpretazione che poco se ne farà dei riconoscimenti e che, aldilà di ogni possibile contestazione, lo consacra come uno degli attori più poliedrici e pungenti della sua generazione.

Il film è uscito nelle sale italiane il 3 ottobre scorso e, anche se la sola performance dell’attore basta come ragione per andarlo a vedere, merita di essere visto per il suo effetto disarmante. La pellicola instilla fin dalle primissime scene una profonda tensione emotiva, creando una sincronica empatia tra pubblico e personaggio. Ogni emozione  si avverte con grande efficacia: le avvilenti pene, il desolante abbandono e il cavernoso senso di umiliazione a cui è costretto il protagonista giungono in modo dirompente allo spettatore. “Joker”, nonostante l’apparente leggerezza del suo soggetto protagonista, non è un film su supereroi e cattivi. Non è un semplice prequel sulle origini del villain di Batman (la cui presenza- per i suoi fan più accaniti- non c’è da aspettarsi) ma racconta di una società apatica, dai tratti paurosamente familiari, gestante di demoni e immoralità. La narrazione ruota tutta intorno a questa contemporaneità fittizia, compendio di quella reale, che denuncia l’atroce indifferenza degli automatismi sociali di cui ognuno di noi è sia fautore che vittima. La pellicola esplora la psiche dei diseredati, coloro che stanno agli estremi della città, le turbe e le motivazioni alla base della condanna mossa contro di loro dalla società. Abituati a guardare dall’alto o da un’apposita distanza di sicurezza ciò che non siamo capaci di stigmatizzare come assolutamente giusto o sbagliato, “Joker” riesce nel difficile compito di far vivere allo spettatore le emozioni del suo protagonista, folle e violento, e la comprensione che ne otteniamo fa quasi paura. Il film, memorabile nei contenuti e nella forma, andrebbe visto per imparare, anche se solo nella finzione, a rapportarsi con umanità e indulgenza nei confronti degli emarginati.