Catania, è insipida la minestra…riscaldata!

Minestra riscaldata non fu mai buona…Si tratta di un antico proverbio, che vuole semplicemente dire che è inutile cercare di riallacciare dei rapporti terminati malamente o comunque conclusi. Nel calcio vi sono tanti esempi di minestre riscaldate rivelatesi poi indigeribili, basti pensare – nel recente passato – al ritorno di Sacchi al Milan nel 1996, al posto di Tabarez, con un deludentissimo undicesimo posto finale in campionato. Gli esempi che si potrebbero fare sono molti altri. Qui, in realtà, vogliamo occuparci del Catania e di quello che è il suo problema attuale e che ha un nome e cognome : Pietro Lo Monaco.

Sgombriamo, innanzitutto, il campo da un possibile equivoco. I meriti passati del dirigente campano (nato a Torre Annunziata), alla guida del Catania tra il 2004 ed il 2012, sono indiscutibili e nessuno vuole certamente negarli. Basti solo pensare ai tecnici, scelti da Lo Monaco, di quegli anni: Marino, Baldini, Zenga, Mihajlovic, Giampaolo, Simeone,  Montella e Maran. Detto ciò e dato a Cesare quel che è di Cesare, veniamo all’oggi.

Lo Monaco, come noto anche ai sassi, ruppe il suo rapporto col Catania a seguito di dissapori – diciamo così – forti col proprietario, ossia Nino Pulvirenti.

Delle ragioni di questo dissidio non interessò nulla allora e men che meno oggi. I due si lasciarono malamente, anche con pesanti strascichi giudiziari. Dopo questa separazione, il Catania dapprima raggiunse il suo primato storico di permanenza in serie A e poi, per via delle sconsiderate scelte ed azioni del proprietario, è piombato nell’inferno della Serie C nei modi che si conoscono.

Nel frattempo, Lo Monaco come dirigente dapprima approdò alla corte di Preziosi al Genoa, poi a quella di Zamparini al Palermo ed infine divenne proprietario del Messina. Si sa come sono andate a finire queste esperienze: un fallimento dietro l’altro !

Al contempo, il Catania – che aveva corso seri rischi di radiazione per illecito sportivo – venne affidato dal suo proprietario, squalificato e privo di credibilità sportiva, al duo Bonanno – Pitino (con la collaborazione di Ferrigno)

La squadra, con il pesantissimo fardello di 11 punti di penalizzazione, grazie al lavoro dei due dirigenti, riuscì a salvarsi ed a mantenere la categoria nel campionato 2015/2016.

Pur con gravi oneri amministrativi e di bilancio, posto che il Catania rientra nell’orbita delle società del gruppo Pulvirenti travolto da notevoli problematiche finanziarie, la dirigenza raggiunse l’obbiettivo minimo e si approssimava ad affrontare la nuova stagione.

Invece, senza alcuna gratitudine per Bonanno e Pitino, improvvisamente ed inaspettatamente riappacificatosi con Pulvirenti (ancora squalificato per il calcioscommesse) il 9 giugno 2016 Lo Monaco è tornato ufficialmente al Catania come Amministratore Delegato diventando anche membro del CdA e cinque giorni più tardi venne presentato alla stampa con tutta la nuova dirigenza del club. Sono già trascorse tre stagioni dal ritorno di Lo Monaco, e nulla di quanto ci si aspettava e che era stato promesso ai quattro venti si è verificato.

Il Catania langue ancora in serie C. E questa stagione non sembra iniziata sotto i migliori auspici. Lo Monaco non è più neanche l’ombra di quel dirigente benemerito che portò e mantenne in serie A il Catania. E’ triste dirlo, ma è la pura verità. Prossimo ai 65 anni, invece di far valere la sua pluriennale esperienza sembra semplicemente peggiorato, sembra sia diventato un vecchio borbottone permaloso che si richiama ai fasti antichi. Senza le capacità e la verve di allora. Litiga e polemizza col mondo intero: stampa, tifosi, arbitri, allenatori e chi più ne ha più ne metta. Mette fuori rosa calciatori esperti e con centinaia di presenze con la maglia rossazzurra, che lui e solo lui ha voluto riportare al Catania.

Dopo di che, andando le cose sempre peggio, li reintegra – o li fa reintegrare in rosa – perché lo spogliatoio è falcidiato dagli infortuni, e non se ne capisce il perché (forse perché lo staff medico non è più quello di una volta? Perché illustri medici come il dottor Bonaccorso e il dottor Sammarco non collaborano più col Catania? Lo Monaco ne sa qualcosa?). Non si capisce quale strategia e quali indirizzi abbia l’attuale dirigenza, nemmeno il navigare a vista: tutto ed il contrario di tutto!

Insomma, come dicevamo all’inizio, le minestre riscaldate non vanno bene, e se si perpetua la situazione attuale lustro il Catania Calcio 1946 non ne potrà mai vedere.

Urge, assolutamente urge, un cambio di proprietà e dirigenza.

E’ chiaro che non si tratta di impresa facile, tutt’altro.

A Catania, va detto chiaramente, non c’è nessuno, dicasi nessuno, in grado di prendere in mano le sorti della società rossazzurra.

Ci vorrebbe qualcuno non catanese che, allettato non tanto dalla categoria ma dal centro sportivo di Torre del Grifo (unica ricchezza materiale e concreta del Club e non palla al piede, come scriteriatamente ritenuto da qualche stolto che guarda il dito che indica al luna…), decidesse di investire una somma consistente di denaro per il rilancio del Calcio Catania.

Ma si tratta di ipotesi difficilmente realizzabile, perché l’ambiente catanese della tifoseria non aiuta sotto questo profilo: un investitore estraneo o addirittura straniero si troverebbe a malpartito nel dover avere a che fare con certi sedicenti presunti tifosi…

Se non avverrà l’auspicato passaggio di mano, peraltro, si rischia di finire come tante altre importanti società (Fiorentina, Napoli, Torino, Parma, Bari, Palermo…): fallire e ripartire con altra denominazione e matricola federale dalla serie D.

E questo sol perché, pensando di far bene, si sono riallacciati rapporti che si erano conclusi in apparenza definitivamente. Ma si sa, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni…

Speriamo però che all’inferno non finisca la gloriosa società rossazzurra !

Luciano Limena