Se la Destra cresce in Europa (Vox in Spagna…) ci saranno ragionevoli motivi…

Certamente non è “vox dei” ma altrettanto certamente è “vox populi” anzi “populorum…
Parlo dell’esito delle votazioni in Spagna, la quarta in quattro anni, e al fatto che ad ogni  nuova consultazione aumenta il consenso della destra, VOX appunto, che oggi sfiora il 30%.
Non voce di popolo, ma appunto di popoli, perché il vento che soffia da destra in Spagna, è lo stesso che soffia in Italia, in Austria, in Ungheria e che ha portato Macron, per contrastare la crescita di consensi del Front National, ad adottare regolamentazioni per l’immigrazione rispetto alle quali le nostre, “brutte sporche e cattive”, sono inviti a cena, con tanto di RSVP.
Ma torniamo alla crescita di VOX del leader Santiago Abascal; perché ha intercettato tanti consensi in così breve tempo? Vox nasce nel 2013; nel 2014 ottiene l’ 1,5 per cento di preferenze alle regionali; alle politiche del 2015 lo 0,23%; replica nel 2016 con lo 0,2%; cresce con la crisi Catalana ed esplode dopo le ultime europee.
Oggi ha circa 60 seggi in Parlamento ed è il terzo partito in Spagna.
Cosa dicono nel presentarsi agli elettori?
“Non ci vergogniamo della nostra storia; siamo qui per garantire la libertà e l’orgoglio nazionale degli spagnoli; siamo qui per la nostra patria che si chiama Spagna ed è l’eredità dei nostri padri ed il futuro dei nostri figli”
Il programma punta al riappropriarsi del controllo delle frontiere, l’opposizione al multiculturalismo ed al “politicamente corretto”; cioè gli stessi di tutta la destra europea, dal Fronte nazionale francese, all’alternativa per Germania tedesca, al partito al potere in Ungheria, alla destra crescente in Austria e ai due partiti di destra italiani, Lega e Fratelli d’Italia, accreditati oggi da un sondaggio commissionato da La 7 vicini al 50% nelle intenzioni di voto.
Questa costante evoluzione dei gradimenti verso i partiti di destra dovrebbe far riflettere, perché evidentemente qualcosa non sta più funzionando negli equilibri di architettura politica pensati negli ultimi decenni dai “mastri costruttori ” della UE.
In particolare una costante si ritrova in tutti gli scenari che si vanno ad analizzare; un forte contrasto al “verbo europeista”; che agli occhi di milioni di cittadini del Continente appare con “errori di progettazione ed ancor più gravi errori di direzione dei lavori” e, conseguentemente, una avvertita necessità di certezze che l’Europa non ha dato e che difficilmente potrà dare in futuro.
La mancanza di un unico regime fiscale che dà luogo ad inquietanti migrazioni societarie  inquietanti; la mancanza di un unico trattamento fiscale delle pensioni ,che produce tensioni e malcontenti sociali, accentuando il convincimento che vi siano pensionati di serie A e pensionati di Serie B, C, D…
La mancanza di un unica politica estera, specie per quanto attiene il problema dei rapporti con i Paesi di origine o di partenza dei flussi migratori, per cui siamo al “fai da te”, al punto che Malta, dopo aver ospitato meno di un mese fa un summit sull’argomento, si è fatta il suo bell’accordo con la Libia per tenere lontani gli sbarchi e la Francia farà entrare solo i migranti economici secondo le quote stabilite ed i veri “profughi di guerra”; tutti gli altri, compresi i “riparti” derivanti da sbarchi in Italia, riaccompagnati alla frontiera più vicina, cioè l’Italia stessa.
La mancanza di un unica polizia, magari di tipo federale, e di un unica forza armata, per cui da molti “teatri” internazionali, in molti si sono sfilati e noi siamo là, col cerino in mano, aspettando il prossimo attentato.
Tutto ciò dovrebbe farci ulteriormente riflettere; perché continuano a riproporci lo stesso menù in salsa Franco Tedesca: evidentemente gradito solo ai commensali dei piani alti, ma indigesto al popolo?
Perché si fa di tutto per impedire di esprimere il proprio voto, anche quando tutti gli indicatori dicono che, non la pancia, ma il Sentiment è cambiato?
Perché dobbiamo continuare ad assistere ad infinite puntate di “dilettanti allo sbaraglio”, mentre l’Ilva chiude, l’Alitalia precipita e le nostre previsioni di riordino dei conti pubblici ricordano le macchiette di Gigi il Ballista?
Consapevole di essere ripetitivo, ma ricordo a me stesso che “repetita iuvant”, mi chiedo ancora una volta: “quo usque tandem abutere patientia nostra “?
Alfio Franco Vinci