Sicilia in recessione? No, è solo una frenata anzi no si tratta di economia debole…e l’orchestra continua a suonare…

Caso mai ci fossero residui dubbi sulla trionfale marcia del gambero che la Sicilia sta eseguendo su testi e musica del Governo nazionale e direzione d’orchestra del Governo regionale, ci ha pensato Bankitalia, nella sua relazione annuale presentata ieri a Palermo dal direttore Pietro Raffa e dal coordinatore dello studio Giuseppe Ciaccio, a certificare la sostanziale recessione in cui versa l’economia dell’Isola.
Ovviamente la parola “recessione” non la si trova, ma gli edulcorati sinonimi quali frenata; economia più debole; calo dell’export e della occupazione e financo calo di ricerca di un lavoro, e peggioramento dell’andamento dei ricavi, non hanno molte definizioni alternative.
Rileva Bankitalia come si sia letteralmente arrestata la crescita degli investimenti industriali e la richiesta di finanziamenti, e ciò è il preoccupante sintomo della sfiducia dominante.
A riprova di tale valutazione va considerato che sono invece cresciuti i depositi di famiglie ed imprese in un momento in cui la miglior remunerazione dei depositi dei privati non supera lo 0,30% ,quello delle imprese e’ quasi a zero e la tendenza,già in essere in altri Paesi della UE, ed annunciata in Italia dal 2020, è di arrivare a tassi negativi; per essere più chiari, per farci custodire il denaro in banca dovremo pagare il ” disturbo”.
A ciò si aggiunge il calo degli occupati in ragione di 15.600 unità; il tasso di disoccupazione è del 21,1 % a fronte di un dato nazionale del 10,4%.
Ma il dato più allarmante, oltre a quello dei depositi bancari, è la diminuzione dell’export del 17,3% nel primo semestre 2019.
Va infatti considerato che sul conto export troviamo i fatturati delle raffinerie petrolifere, delle industrie chimiche e delle multinazionali in genere; il che significa che, al netto di queste imprese, siamo al disastro, ma l’orchestra nel salone delle feste continua a suonare.
Moltissimi, complice anche il reddito di cittadinanza, hanno rinunciato anche a cercare un lavoro, e ciò mentre i nostri politici continuano a beccarsi come i polli di Renzo,e mentre la colonna sonora delle speranze dei nostri giovani e dei nostri imprenditori e’ la marcia funebre di Beethoven, o se preferite il “de PROFUNDIS” di casa nostra.
E allora , ancora una volta mi chiedo: “quo usque tandem abutere patientia nostra”
Alfio Franco Vinci