Catania, tra debiti e spalti disertati, la stagione sembra tutta in salita…

Stagione in salita. Ma le cause non sono solo riconducibili alle scelte di questa stagione. Da cinque anni l’azienda Catania fa i conti con le due retrocessioni: dalla A alla B e dalla B alla C, che hanno messo a repentaglio le fondamenta economiche del club. Conseguenze? Un disavanzo di bilancio che la società non riesce a colmare e debiti, tanti. A ciò si aggiunge una gestione sportiva non entusiasmante degli ultimi tre anni, il cui risultato consiste in tre allenatori (Sottil, Camplone e Lucarelli) con i rispettivi staff nella busta paga del Catania.
Una brutta pagina della storia rossazzurra, che si è ripercossa più volte sul campo ma soprattutto sull’umore della tifoseria, che da un anno si scontra verbalmente con l’amministratore delegato Lo Monaco. Contestazioni su contestazioni, cortei, raduni in piazza Spedini e persino a Torre del Grifo.
Il culmine è stato raggiunto con l’aggressione, da condannare assolutamente, di un ultrà ai danni dello stesso Lo Monaco, in viaggio su un traghetto per raggiungere la squadra per il match di Coppa Italia Serie C (la Digos ha arrestato Rosario Piacenti, leader storico degli “Irriducibili”, frangia della Curva Sud). Insomma, il Catania ha dovuto fare i conti anche con questa assurda vicenda.
E a proposito di tifosi, nei giorni scorsi la Curva Nord ha pubblicato un comunicato stampa nel quale ha detto a chiare lettere di sospendere ogni attività fino a quando non ci sarà una nuova società ed una nuova dirigenza.
Al netto delle forti tensioni con la tifoseria, il clima non proprio ideale interno alla società era evidente già ad inizio stagione. A luglio Andrea Camplone era stato ingaggiato per rivoluzionare la squadra, ma la sua esperienza è terminata dopo dieci giornate dopo la disfatta a Vibo (un disarmante 5-0) e al suo posto è ritornato a gran voce Cristiano Lucarelli.
Per non parlare dell’addio misterioso del diesse Christian Argurio e dell’estromissione improvvisa (dopo il ko di Potenza) e ancora poco chiara di Biagianti, Bucolo e Marchese, mai deferiti com’era stato annunciato e reintegrati a furor di popolo.
Ad alimentare il caos, la rescissione del contratto da parte della World Service, storica
azienda di Arturo Magni che nel corso della presidenza di Pulvirenti ha sempre garantito il servizio di stewarding. Decisione che ha costretto il Catania a costituire un proprio servizio, con propri steward in numero non sempre adeguato a gestire la sicurezza dello stadio. Leggasi Catania-Casertana, considerata ad alto rischio e per questo giocata a porte chiuse, proprio per l’assenza di un servizio di stewarding adeguato alle circostanze.
E se le porte del Massimino restavano chiuse, il sindaco di Catania, Salvo Pogliese, apriva quelle del Municipio con l’obiettivo di incontrare la dirigenza rossazzurra e di trovare con essa una soluzione ai problemi della società.
Ma la reazione del Catania e dello stesso Lo Monaco è stata stizzita. In conferenza stampa, dopo aver attaccato la stampa, ha annunciato le sue dimissioni dalla carica di direttore generale del Catania e ha attaccato il sindaco, tacciando la sua proposta come inopportuna e di matrice politica.
Nei giorni scorsi lo stesso patron Nino Pulvirenti ha dichiarato di voler vendere il club, del quale resterà a capo finché non arriverà un acquirente. Lo Monaco? Il suo addio è un’ipotesi che Pulvirenti non prende neanche in considerazione. Almeno per ora, perché c’è un obiettivo che li accomuna e li tiene aggrappati a questa maglia: obiettivo che si chiama serie B.