Mudec, perché visitare (gratis) il museo delle Culture a Milano

di Vittoria Fonzo

Il Museo delle Culture di Milano presenta per l’autunno 2019 il progetto “Oriente Mudec” che coinvolge tutti gli spazi espositivi del Mudec e che racconta i reciproci scambi nel tempo tra Europa e Asia.

L’incontro tra due culture viene raccontato attraverso due mostre: “Quando il Giappone scoprì l’Italia- Storie d’incontri (1585-1890)”, la cui visita è gratuita, e “Impressioni d’Oriente” a cui per accedere occorre invece acquistare un biglietto apposito.

Il progetto illustra i primi rapporti tra l’Italia e il mondo giapponese, indaga su quelli che erano le aspettative e gli immaginari che, entrambe le parti, andavano costruendo nel corso dell’incontro fra le due culture. Si trattava di una fase di apertura storica per l’Europa, molti studiosi identificano in quel frangente gli albori della globalizzazione.

La mostra racconta ai suoi visitatori gli snodi storici principali che determinarono l’avvicinamento tra Italia e Giappone. Vengono illustrati passo passo gli sviluppi e i momenti di contatto tra le realtà, spiegando le differenti modalità di relazione tra i due paesi dal 1585 al 1890.

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I primi canali di comunicazione con l’Asia risalgono all’epoca classica, ma una più chiara definizione della realtà fisica e socio-politica del grande continente si inizia a delineare soltanto dal basso Medioevo. I rapporti andarono ad arricchirsi grazie a contatti sempre più frequenti nel Rinascimento, ma nel XVII e XVIII secolo era ancora comune non distinguere manufatti cinesi da quelli giapponesi o di altre aree dell’Asia orientale.

L’Oriente ha sempre rappresentato per l’Occidente un dimensione più sognata che realmente conosciuta. Da essa molti artisti hanno tratto ispirazione e stimolo per la propria produzione, affascinati dalle suggestioni “esotiche” giunte da quelle terre lontane. E’ soprattutto il Giappone il protagonista di quest’immaginario, che inizia a formarsi nel tardo XVI secolo e che porta poi al diffondersi del gusto per l’Oriente conosciuto come “Giapponismo”. Le fasi del processo sono state rappresentate tramite due sezioni distinte: la prima,  “Ito Mancio e le ambasciate giapponesi”,  racconta gli inizi della conoscenza reciproca dei due paesi, dall’arte nanban (la produzione di oggetti con tecniche giapponesi ma forme occidentali), alla missione gesuita in Giappone. La seconda sezione, “Un Museo giapponese in Lombardia”, è invece dedicata alle collezioni giapponesi raccolte dal conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua e ora appartenenti al MUDEC.

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Il percorso di avvicinamento illustrato dalla mostra è lungo e complesso, ma il Mudec ne ha fatto una narrazione chiara e stimolante. La storia ci ricorda che l’Occidente ha spesso presunto le fattezze di luoghi e culture lontane, demonizzando ciò che era per lui ignoto, rincorrendo fantasie e scadendo in inesattezze. Ancora oggi ci sono immaginari da scardinare, pregiudizi da demolire e confronti da fare, ma un buon inizio per imparare a conoscere il nostro vicino, più che mai prossimo grazie al completamento di quel processo di globalizzazione iniziato nel 1585, è sicuramente imparare la storia di come culture diverse, come Italia e Giappone, si sono incontrate.