Catania e la Serie C: da Pancaro a Lucarelli ben 11 cambi, porte girevoli per 170 giocatori…

di Edoardo Sergi…

È finalmente arrivato il periodo delle feste: Natale, Capodanno e Befana, ma per chi segue il calcio, oltre ad essere un periodo di vacanze, sa bene che è anche il momento di seguire il tanto atteso calciomercato. Più specificatamente, il calciomercato di riparazione dove le dirigenze devono sopperire alle mancanze tecnico-sportive che sono incorse nell’arco dei sei mesi di campionato appena disputati. Iniziano a circolare già da ora i primi rumors, le prime voci e le prime ipotesi di chi può essere acquistato e chi invece può fare il percorso opposto. Parlando più dettagliatamente dei rossoazzurri, non sempre il periodo che corrisponde alla compravendita di allenatori/calciatori è stato fruttuoso sia in costruzione dello staff tecnico e della rosa (in estate) sia in inverno quando molti colpi sbandierati come “salvatori della patria” si sono rilevati degli autentici flop. Molti tifosi imputano alla dirigenza etnea poca continuità tecnica e la svalorizzazione di alcuni giocatori che potevano rendere onore alla causa o con prestazioni in campo o con vendite proficue, che potevano permettere la realizzazione di plusvalenze.

Insomma le società calcistiche ormai sono vere e proprie aziende in cui il principale scopo è quello di massimizzare il profitto e ridurre gli sprechi nella gestione, nello specifico questo avviene quando a questi fatti prettamente economici vengono abbinati i risultati sportivi. Il successo del Catania durante gli 8 anni di Serie A è stato proprio improntato su questo: puntare su giocatori semi sconosciuti o con gravi infortuni alle spalle, molte volte argentini, e farli diventare un patrimonio per il calcio italiano, vedi Papu Gomez.

È chiaro che questo in Serie C può accadere ma in maniera molto meno evidente, proprio per questo motivo bisogna essere molto accurati nelle scelte e bisogna puntare molto sul settore giovanile.

Se parliamo di sprechi e di poca continuità tecnica il Catania è re indiscusso. Basti pensare che negli ultimi 4 anni e cocci, i dirigenti rossoazzurri hanno comprato 83 giocatori e addirittura ne sono partiti 87; questo ha comportato un movimento fra entrate/uscite di circa 170 giocatori. Per essere chiari sono numeri che non riguardano solo la gestione dell’attuale amministratore delegato Lo Monaco ma anche del tridente Ferrigno-Bonanno-Pitino, al primo anno di questo nuovo ciclo di Serie C.

Il problema c’è e sussiste perché troppe volte si è fatto “tabula rasa” senza riuscire a programmare in maniera corretta il calciomercato. Proprio per questo motivo si è assistito a troppe volte ad uno “switch” di squadre, un Catania che va e un Catania che viene. Ad esempio troppo in fretta è stata smembrata la rosa presente in squadra che riuscì ad arrivare seconda in campionato alle spalle del Lecce che adesso gioca nella massima serie con lo stesso allenatore che ebbero in quell’anno e con molti giocatori ancora presenti in organico, a proposito di continuità.

Lo stesso A.D etneo adesso si rimprovera che un suo grosso sbaglio fu quello di mandare via Lucarelli dopo quella stagione. Proprio parlando di allenatori, i dirigenti rossoazzurri negli anni di Lega Pro ci hanno capito molto poco. Basti pensare che da quando è stato esonerato Pippo Pancaro (primo allenatore dopo la retrocessione nella terza divisione del calcio italiano) si sono susseguiti la bellezza di otto allenatori con un alternanza di undici cambi di tecnico della prima squadra.

In ordine cronologico dal 2015-2016 Giuseppe Pancaro (1ª-24ª), e Francesco Moriero (25ª-34ª). Nel 2016-2017 Pino Rigoli (1ª-25ª), Mario Petrone (26ª-29ª), e Giovanni Pulvirenti (30ª-38ª e play-off). Durante il 2017-2018 Cristiano Lucarelli, unica stagione senza cambio di tecnico. Nel 2018-2019 Andrea Sottil (1ª-28ª), Walter Novellino (29ª-38ª) e Andrea Sottil (play-off). Durante stagione in corso 2019-2020 Andrea Camplone (1ª-10ª) e Cristiano Lucarelli (11ª-attuale).

Insomma sembra esserci più confusione che altro e anche solo questo dato basterebbe a disegnare la situazione di totale sbandamento nella quale si trova il Catania. Però non finisce qui perché momentaneamente  gli allenatori a libro paga dei rossoazzurri sono ben tre, oltre all’attuale all’attuale tecnico e all’allenatore abruzzese c’è anche Andrea Sottil che è riuscito a strappare un bel contratto che oltre ad essere ben remunerato dura la bellezza di 3 anni, un’impresa altisonante quella compiuta da quest’ultimo in quanto è veramente difficile trovare allenatori e anche giocatori con contratti così lunghi in Serie C.

Questo è il primo di una lunga serie di sprechi che l’amministrazione del Calcio Catania compie in quanto c’è una lunghissima lista di giocatori che troppo spesso si è lasciati andare molto facilmente. Il primo esempio, se non il più lampante, è quello di Andrea Di Grazia, fiore all’occhiello del settore giovanile rossoazzurro e promessa del calcio italiano. Con il giocatore attualmente in forza al Pescara si è attuato un “gioco sporco” in quanto quest’ultimo avendo come procuratore Alessandro Moggi, uomo non gradito alla dirigenza etnea, non si è trovato l’accordo per il rinnovo di contratto e di conseguenza il gioiellino catanese si è ritrovato a fare un anno di tribuna per poi svincolarsi ed essere oggi titolare nel campionato cadetto, non poteva mica esser una buona plusvalenza?

Stessa situazione per Aya che oggi è titolare al Pisa, anche lui lasciato andare via a parametro zero anche se fra quest’ultimo e Di Grazia sono stati utilizzati due pesi e due misure differenti. Ma come non parlare dei diversi calciatori che a Catania erano degli autentici flop e che ora fanno i titolari in Serie B o nelle squadre che sono ai vertici della classifica e lottano per andarci. Qualche esempio? Blondett titolare nella Reggina dei record, Semenzato al Pordenone in Serie B così come Porcino al Livorno o altri che fanno la differenza in Serie C come “l’anarchico” Marotta che ora trascina il Vicenza a suon di goal, Caccavallo che insieme a Tavano ha segnato raffiche di reti e infine Russotto che era uno dei pochi a saltare l’uomo e che adesso è un profilo che manca nella rosa dei rossoazzurri.

Insomma qualcosa di sbagliato c’è e se è vero che il Catania è in uno stato economico precario è chiaro che con una gestione più accurata delle risorse che erano presenti in rosa, sicuramente qualcosa di più, sia nel piano finanziario sia nel piano sportivo, si poteva certamente fare.

Proprio per questo motivo il mercato di riparazione imminente desta molta preoccupazione fra i tifosi che non sanno cosa aspettarsi. Il primo obbiettivo sarà quello di sfoltire una rosa che presenta 28 giocatori, fra cui alcuni mai utilizzati. L’ha detto Lucarelli che almeno in 6 dovranno andare via e accasarsi in altri club, operazione molto difficile per la squadra mercato etnea. Poi è da monitorare la situazione Lodi, la cui cessione sembra vicina; si saprà rilanciare anche lui lontano il vulcano?

Qualche acquisto si potrebbe fare anche se è tutto un’incognita in quanto potrebbe pure non esserci la proprietà attuale o si potrebbe non disporre del denaro da investire per l’acquisizione di nuovi calciatori. Il Catania ci ha abituato ultimamente a tanti arrivi e a tante cessioni e in questo inverno gelido a -19 dalla prima classificata, possono servire nuove forze da mettere in campo, giocatori che quanto meno abbiano più voglia rispetto agli attuali calciatori in rosa. Mai come in questo momento c’è bisogno di una vera e propria rivoluzione ma attenzione ad avere sempre l’occhio vigile e non lasciare andare via i migliori.

Edoardo Sergi