F1, svelata la SF1000: tra storia ed evoluzione, sarà l’anno giusto per la Ferrari?

Un’emozione che si ripete ogni anno per i tifosi del Cavallino, una speranza che si rinnova ogni volta che la nuova monoposto viene svelata. Al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, la Scuderia Ferrari ha presentato la monoposto che prenderà parte al campionato di Formula 1 2020: il suo nome è SF1000, un omaggio ai mille GP che la Scuderia festeggerà proprio quest’estate. Un nome che celebra dunque la storia della Ferrari, ma anche un binomio leggendario: non c’è stata una volta, infatti, nei 70 anni di storia della Formula 1 in cui una Rossa non sia scesa in pista; questa è la 66ma monoposto Ferrari. Presenti sul palco per la grande festa dedicata alla Rossa, l’ad Louis Carey Camilleri, il presidente John Elkann, il team principal Mattia Binotto, e i due piloti Sebastian Vettel e Charles Leclerc, che non vedono già l’ora di guidarla.

Un vero e proprio spettacolo, quello messo in scena dalla Scuderia Ferrari al Teatro Valli di Reggio Emilia (città in cui nacque il tricolore nel 1797) per presentare ai tifosi la SF1000, che è più un’evoluzione della SF90 che una vera e propria rivoluzione; per quella si dovrà attendere il 2021, anno in cui avverrà una svolta epocale del regolamento e le monoposto non avranno nulla a che vedere con il passato. A differenza di quest’anno in cui, di fronte a dei regolamenti pressoché immutati, la Scuderia Ferrari non ha stravolto il progetto precedente ma si è concentrata su alcune sue criticità. Come spiegato dallo stesso team principal Mattia Binotto, i tecnici hanno lavorato soprattutto sul carico aerodinamico, sacrificando il vero punto di forza della SF90, e ridisegnato la scatola del cambio per garantire un passo accorciato e una carrozzeria più rastremata. Migliorate sospensioni e Power Unit, lasciando completamente immutata (o quasi) la parte anteriore, che presenta muso e ala della SF90. A livello estetico, spazio ad un rosso opaco ma più accesso, come lo stesso Sebastian Vettel ha fatto notare, mentre la scelta grafica per i numeri dei piloti ricorda lo stile Anni ’70. Non poteva chiaramente mancare il dettaglio del tricolore, sul musetto e nella parte posteriore, perché la Ferrari rappresenta l’Italia nel mondo ed è un orgoglio tutto italiano.

Ma dopo la grande festa sul palco di Reggio Emilia, le aspettative sono alte. Dopo 13 anni, il Cavallino potrebbe ritornare a vincere il campionato, o almeno questo è l’obiettivo che la Ferrari ha in mente, come annunciato dallo stesso ad Camilleri e dal presidente Elkann. Sarà la pista, come sempre, a dire se davvero sarà così.

 

Foto: Il Messaggero – Motori