Le arance al piombo? Poca tutela e Scordia ha sempre reagito con i fatti…

Mi sono occupato ininterrottamente, dal 1974 al 2014, per ben quarant’anni, fra gli altri settori di impresa ,anche di quello della commercializzazione e l’esportazione 
di agrumi, strettamente connesso con l’agrumicoltura, specie per le modalità di coltivazione e raccolta, spesso curate dal commerciante o esportatore.
Di questo specifico settore d’impresa sono anche stato direttore della Associazione regionale, l’ARSECAO, dal 1986 al 2001, fino alla assunzione del ruolo di direttore di Confindustria Catania.
È’ un settore che conosco molto bene, sia sotto il profilo economico che sotto quello sociale e civile, con una spiccata vocazione per il rispetto delle leggi, e la cui collettività è sempre stata, nella stragrande maggioranza, intransigente guardiana dei propri diritti,pur nella stretta osservanza delle regole.
Occorre richiamare alla memoria di chi, forse per ricercare il titolo ad effetto a tutti i costi, che il piombo é un minerale molto tossico, e non è giusto avvelenare quel poco che resta della nostra agrumicoltura ed esportazione evocando scenari da far West per nulla coincidenti con quella realtà territoriale.
Scordia è la cittadina dove la criminalità ha assassinato Nicola D’Antrassi, dove è nata l’Associazione anti racket fondata da Mario Caniglia, dove hanno, operato, ed alcuni tutt’ora operano, imprenditori del calibro di Rocco Scirè, del cavaliere Alba e dei suoi figli, del dott. Agostino Gambera, della famiglia D’Imprima, del cav. Calleri, e di Nuccio Boscarini.
Ed è il territorio che per oltre 15 anni ha prestato alla comunità degli imprenditori, che lo hanno voluto come proprio Presidente regionale ,Vito Ruggeri, il gigante buono che del rispetto delle regole, da buon carabiniere in congedo, aveva fatto la sua ragione di vita come uomo e come imprenditore.
Quanto accaduto a Xirumi non può essere oggetto di speculazioni mortificanti per quanti, agrumicoltori, esportatori, braccianti agricoli e guardiani notturni, fanno ogni giorno ed ogni notte, il loro duro ed onesto lavoro.
Se tutte le forze dell’ordine si impegnassero a fare, anche solo una volta al giorno, il controllo di due camioncini o moto api che vendono arance nei posti di passaggio anziché nei mercati regolari, forse,con cento sequestri e 100 denunce al giorno, in un mese avremo stroncato il furto di agrumi nelle campagne.
L’AIRC ha scelto le arance di Sicilia come frutto a difesa della salute e contro il cancro.
Senza voler fare demagogia e facile sentimentalismo, pensiamoci prima di avvelenarle col piombo.

Alfio Franco Vinci
Già Direttore della ARSECAO e di Confindustria CATANIA