Il sindaco De Luca dice basta: “Dove siamo, dobbiamo rimanere. Necessario il censimento dei pendolari sullo stretto”

L’Italia è in piena emergenza. E di fronte all’ennesimo provvedimento del governo, che dispone la chiusura di tutte le attività non strettamente necessarie, comunicato sabato sera dal premier Conte in diretta a tutta la nazione, il sindaco di Messina Cateno De Luca dice basta. Basta a quello che lui ha definito “babbio istituzionale”, lanciando un messaggio chiaro alle istituzioni di fronte al caos normativo che si è venuto a creare: “Noi a Messina abbiamo seguito una logica: ad una certa ora deve scattare il coprifuoco, ma abbiamo consentito l’apertura domenicale. Musumeci ha il mio rispetto, fa le sue ordinanze e stabilisce che la domenica si chiude. Sono stato richiamato per l’ordinanza 60 perché in contrasto con il dpcm.” Questa situazione, secondo il sindaco De Luca, non ha fatto altro che portare ad un conflitto istituzionale: il suo provvedimento va in contrasto con l’ordinanza stabilita dal governatore Nello Musumeci, con cui ha disposto la chiusura domenicale. Ma, a sua volta, il provvedimento regionale si scontra con le misure nazionali. E allora i provvedimenti presi a livello nazionale, regionale e provinciale devono creare chiarezza e certezza, e non peggiorare una situazione già di per sé delicata.

Il primo cittadino si scaglia anche contro il ministro della Salute Roberto Speranza e i suoi provvedimenti, che incoraggerebbero i cittadini ad uscire: “Il ministro Speranza va a fare un provvedimento che consente ai cittadini di fare la pipì attorno casa! Si rende conto che sta dicendo agli italiani di uscire da casa? Questi segnali non ci aiutano. A Messina non si esce! Questo è l’ordine del sindaco De Luca.

Ciò che adesso deve preoccupare è quel numero di contagi sempre più alto che si registra ogni giorno. La città di Messina è in piena emergenza, così come il resto d’Italia: i contagi sono praticamente raddoppiati nelle ultime 72 ore, e il virus si sta diffondendo nei presidi sanitari, in un sistema che già di fronte a pochi casi era entrato in tilt. A peggiorare ulteriormente una realtà di per sé difficile, si aggiunge la questione degli sbarchi a Messina: stanotte l’ultimo traghetto da Villa San Giovanni contava ancora una volta centinaia di mezzi, nonostante il decreto vieti lo spostamento da comune a comune. E di fronte a questo flusso incontrollato, il sindaco De Luca si scaglia ancora contro il ministro Speranza e il ministro degli interni Luciana Lamorgese: “Dove siamo dobbiamo rimanere, dice il provvedimento, salvo che per comprovate esigenze lavorative (e nel nostro caso si fa il censimento di chi sono i pendolari dello stretto),  o casi di assoluta urgenza (ovvero per motivi di salute).”