Coronavirus, corsa contro il tempo lungo la via sperimentale

In attesa di una cura per il Covid-19, la comunità scientifica mondiale sembra dividersi, valutando il possibile utilizzo di quei farmaci già usati in emergenze sanitarie passate, come Ebola e Sars.

L’agenzia italiana del farmaco avrebbe autorizzato le Regioni alla sperimentazione di un antinfluenzale giapponese, Avigan, approvato nel 2014.

Il farmaco avrebbe già dato una risposta positiva in alcuni test condotti in Cina durante questa pandemia,  35 degli 80 pazienti a cui è stato somministrato infatti hanno riscontrato miglioramenti.

Ad annunciare l’avvio della sperimentazione è stato il ministro della Salute Roberto Speranza, “gli scienziati stanno valutando l’impatto dell’Avigan nelle fasi iniziali della malattia”, ha affermato.

A sostenere la scelta anche Veneto, Liguria e Lombardia, “speriamo di averlo presto a disposizione”, ha affermato infatti Matteo Bassetti,  infettivologo del San Martino di Genova.

Per il contrasto del virus, il consorzio interuniversitario di Bologna, sarebbe già riuscito ad analizzare  una selezione di 40 molecole in grado di agire contro il Covid-19.

“Il lavoro è ancora lungo”, come afferma il direttore generale David Vannozzi, “la seconda fase deve ancora iniziare e sarà in mano ai gruppi di ricerca che dovranno fare i test seguendo la lenta procedura ordinaria”.

Mentre gli studi proseguono però il contagio cresce ed aumenta purtroppo il numero di vittime, motivo per il quale sono stati confermati gli studi su altri due farmaci da utilizzare contro il coronavirus.

Uno sarebbe un antivirale l’altro, il Tocilizumab, un anticorpo monoclonale umanizzato, pare che in Puglia, somministrato in maniera sperimentale su 11 pazienti stia dando risultati positivi.

In Francia, l’istituto mediterraneo per le infezioni dell’università di Marsiglia, dopo i risultati positivi su 20 pazienti, avrebbe deciso di saltare la sperimentazione e somministrare a tappeto la combinazione di un antimalarico e un antibiotico.

Scelta discutibile anche quella presa da Germania, Olanda, Australia e Grecia che starebbero sperimentando un vaccino contro la tubercolosi somministrandolo a bambini entro il primo anno di vita per valutarne gli effetti.

In America la soluzione attualmente adottata sembrerebbe quella “dell’immunità passiva”, intrapresa con l’utilizzo del “plasma convalescente”. Delle trasfusioni di sangue proveniente da pazienti già guariti, per sviluppare nei malati la produzione di anticorpi, l’uso sperimentale di questa soluzione sarebbe stato approvato seguendo il principio della cura compassionevole.

I numeri più confortanti però arrivano dalla Cina, dove la medicina tradizionale è risultata efficace nel trattamento di circa il 90% dei casi di covid-19.

Il paese sembrerebbe molto disposto a condividere i metodi di trattamento sviluppati finora, la Turchia avrebbe infatti importato proprio dalla Cina un nuovo medicinale che pare abbia avuto buoni risultati sui pazienti contagiati dal coronavirus.

Neanche nella ricerca di una cura per il male che sta affliggendo il mondo intero le nazioni sembrano riuscire ad andare d’accordo, l’unica strada comune sembra quella indicata dall’organizzazione mondiale della sanità, il “Programma Solidarity basato sulla sperimentazione mondiale di due farmaci, un antimalarico e un anti-Ebola, anche per questa sperimentazione, che sarà condotta su migliaia di pazienti però servirà del tempo.