Il pallone è sparito: dalla Serie C ai dilettanti, fra tagli e cassa integrazione, il futuro sarà disastroso…

Tra dubbi ed incertezze, il mondo del calcio in Italia sta già attraversando una fase di crisi, sia organizzativa che economica. Se tra i professionisti, sembra vicino un accordo sul taglio stipendi dei tesserati (la Juve ha già tagliato il 30% sugli stipendi, l’Atletico Madrid il 70 %) ed una possibile ripresa dei campionati tra giugno ed agosto, tra i semi professionisti ed i dilettanti, la ripresa della stagione sembra alquanto utopica, come d’altronde quella economica. E perderanno il lavoro (soprattutto nell’indotto), tantissime persone. Al momento, la serie D dovrebbe allinearsi alle posizioni delle altre leghe. Quindi se dovessero invalidare la serie A anche il campionato dilettantistico seguirà la scia. Ma le ipotesi al vaglio sono svariate, come quella di assegnare comunque le promozioni, con le prime due dei vari campionati ad essere agevolate, ma questo è un discorso non prioritario. Invalidare proprio tutto invece rischierebbe di mandare ulteriormente in tilt il sistema calcio, considerato che tante società farebbero causa e si rischierebbe il default, ancora una volta, ma stavolta in maniera drastica. Al momento quindi regna l’incertezza e il timore che nulla sarà più come prima.

La Serie C verso tagli stipendi e cassa integrazione. Il presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli, dopo essersi confrontato con i presidenti dei tre gironi di terza serie, sembra voler edulcorare l’idea una “cassa integrazione” a tutela di tutti. La proposta dei presidenti ai calciatori sarà la seguente: chi percepisce meno di 30mila euro netti all’anno rinuncia a una mensilità, che gli verrà pagata dal fondo di garanzia. Chi guadagna dai 30 ai 50mila euro si riduce l’ingaggio di un mese, che verrà ricoperto in parte dalla cassa integrazione. Infine chi guadagna più di 50mila euro a stagione dovrà rinunciare a due mesi di stipendio.

Serie D verso un fondo di garanzia senza tutele contrattuali. Cosimo Sibilia, presidente della LND, ha fatto il punto su una possibile ripartenza dei campionati calcistici italiani: “Secondo me dobbiamo aspettare senza fare alcun tipo di previsioni. Se devo dire con certezza quello che si verificherà non mi sento in grado di esprimersi perché la priorità è quella di chiudere l’emergenza sanitaria in atto. Solo dopo potremo parlare di pallone. Spesso mi sembra che si parli per approssimazione. Adesso dobbiamo solo rispettare le regole. Noi come LND vogliamo portare a termine il campionato perché l’unico giudice è il campo e vogliamo farlo quando ci saranno sicurezze in ambito sanitario”.

Mentre sul discorso economico, con il rischio di fallimento economico di molte società già in difficoltà, il numero uno della Lega Nazionale Dilettanti, ha promesso alcuni supporti con indennità di liquidità per aiutare tutti quei calciatori che non percepiscono uno stipendio superiore a 1.000,00 euro, in campionati dove, non esistono tutele contrattuali come tra i professionisti: “Si possono fare tante cose. Una potrebbe essere quella di creare un fondo per quelli che vivono con mille euro e poco più. La LND con questa crisi rischia di perdere circa il 30% delle società attualmente iscritte”.