Turismo, scenario da paura e sulla ripartenza aleggia lo spettro delle mafie…

La situazione economica siciliana non fa ben sperare, ci sono settori che fanno i conti con l’inattività, non sembrano infatti essere sufficienti le misure di sostegno, messe in atto dalle manovre finanziarie del governo. Il comparto del turismo è colato a picco, i lavoratori stagionali e gli autonomi non potranno garantire gli stessi guadagni degli scorsi anni, nella deturpata ottica che il settore subirà una crisi anche ad emergenza finita, in quanto cambierà il modo di viaggiare e dunque, essendo in atto una pandemia mondiale, tutto il flusso turistico proveniente dall’Asia, dall’Oceania e dalle americhe, potrebbero essere limitati a progettare viaggi in quanto ancora non si prevede una fine che possa far programmare un viaggio, salvo anche le restrizioni.

L’unica speranza al momento, è quella che i siciliani e gli stessi italiani, rimettano in moto il motore turistico dell’Isola e dell’Italia in generale, con una sorta di approccio positivo al “turismo interno. Difficile sarà rimettere in movimento alberghi, b&b, case vacanze, piccole dimore che ospitavano turisti. A questi si aggiungono tutti i bar e i ristoranti, con le settimane di chiusura che pesano come zavorre sui bilanci e sugli investimenti.


I sindacati, Cgil, Cisl e Uil assieme alle sigle di categoria, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, hanno sottolineato all’unisono che “il turismo in Sicilia rappresenta la più importante industria e contribuisce enormemente nella composizione del Pil della nostra regione. Da questa immane crisi, il fatturato delle aziende ed il reddito di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie avrà ripercussioni indiscutibilmente devastanti, a nostro avviso, per tutta la programmazione della stagionalità del 2020”.


Ma come se non bastasse, c’è chi sprezzante di ogni morale, potrebbe speculare a larga manica su questa situazione di crisi. Le mafie infatti, potrebbero investire nel turismo. L’allarme è arrivato dallo studio “L’impatto del coronavirus sulle infiltrazioni della criminalità organizzata” realizzato da Transcrime-Università Cattolica. La ricerca è partita da dati preoccupanti che raccontano di un 10% di imprese a rischio default se la crisi non si dovesse arrestare entro l’anno e della gravissima crisi di liquidità che vivono le attività economiche del Paese, denunciando dunque il rischio che i clan possano concentrare le loro attenzioni su ambiti nuovi: come il turismo e tutto ciò che intorno ad esso ruota, la ristorazione, l’attività ricettiva, i trasporti, settori travolti dal lockdown.

Il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi ha suonato un primo campanello d’allarme: “Le organizzazioni mafiose più forti sanno cogliere tutte le opportunità in cui c’è da lucrare e questa è una cosa che ora potrebbe non riguardare solo l’Italia e la Sicilia, ma anche gli altri Paesi europei attraversati dall’emergenza e che poi dovranno ripartire.”