COVID19: in dirittura d’arrivo il primo test italiano che potrebbe essere il “passe-partout” per la valutazione dell’immunità di gregge?

Dovrebbe essere disponibile in Italia tra circa due settimane, cioè il tempo necessario per la validazione CE in ambito medico scientifico, il test sierologico che è stato costruito in vitro nei laboratori della multinazionale di Saluggia, in provincia di Vercelli specializzata in biochimica per la marcatura di antigeni e anticorpi da un gruppo di 50 ricercatori che permetterà tramite un’ esame del sangue chi ha sviluppato gli anticorpi al coronavirus.
In Italia potranno essere verificati circa 500mila campioni al giorno e per aver il risultato è previsto un processo di circa un’ora. Un traguardo finalmente importante, visto che i primi kit, come quelli asiatici, presentavano qualche criticità.
Tra l’altro il test dovrebbe avere un costo molto basso, si parla di 5 Euro, è si articola in un semplice prelievo ematico che permette già con pochi microlitri di sangue del paziente, tramite un macchinario apposito, in grado di metterli a contatto con la proteina sintetica costruita nei laboratori dell’azienda di diagnostica, utilizzando un “pezzo” di Sars-CoV-2.
A quel punto, il sistema automatizzato verifica il legame fra la proteina e l’anticorpo neutralizzante ovvero lo stesso processo che impedisce alla particella virale (virus) di replicarsi nella cellula umana e lo evidenzia attraverso un segnale luminoso.
Da questo semplice test si può risalire a chi, dopo aver superato la malattia e avuto il riscontro di due tamponi negativi a distanza di 48 ore,se ha sviluppato gli anticorpi che consentiranno alla persona di non ammalarsi ancora, certificando cosi il “pass-partout di immunità” di cui tanti scienziati e studiosi parlano per poter convivere con l’epidemia ed aiutarci a superarla..
La fase due dello screening potrà riguarderà quei milioni di cittadini che hanno contratto il nuovo virus ma non sono mai stati sottoposti al tampone, perché con sintomi ritenuti troppo lievi o addirittura asintomatici. In questi soggetti, il test dovrebbe rilevare la quantità totale di anticorpi.
Se sono presenti gli anticorpi “killer del COVID19”, le persone possono essere considerate immuni anche se da tale test non viene esclusa la loro potenziale infettività che può essere accertata ad oggi solo ed esclusivamente con i tamponi nasali.
In Italia, per ora, è probabile che venga sperimento questo tipo di esame sottoponendo al test il personale sanitario per sottoporre allo screening di massa la popolazione nella fase due dell’epidemia, cioè quella di una lenta ripresa delle attività socali e produttive, che potrebbe darci quel risultato tanto atteso dell’immunita di gregge individuando un numero certo di persone immuni e protette cioè in possesso degli anticorpi giusti, quelli neutralizzanti e diverse persone esposte all’infezione respiratoria.
Intanto il sistema di screening automatizzato di DiaSorin dovrebbe essere sottomesso, a breve, alla Food and Drug Administration per l’approvazione anche negli Stati Uniti, tramite una procedura semplificata, che si verifica nelle situazioni d’emergenza. In queste ore, sembra interessato anche il governo del Belgio per tre milioni di test, perché lì è già stato definito il protocollo da utilizzare, mentre la richiesta in Germania e America è per circa 10 milioni di esami.

SA.MI