Un’infermiera del Pronto Soccorso: “Lavoriamo in prima linea e sotto stress, ma la nostra è una missione…”

“Paura del contagio? Sicuramente siamo coscienti che non andiamo al supermercato…”.  Sembra una battuta ma in realtà fotografa i sentimenti di quello che vivono quotidianamente gli infermieri e in generale i medici e i soccorritori del mondo sanitario. Parla così Marta, 29 anni, infermiera professionale, in prima linea in ospedale al Pronto Soccorso, nosocomio dove vengono ricoverati e trattati i pazienti covid19.
“Prima di tutto ci vestiamo proteggendoci con lo scafandro, misura di cautela indispensabile per fronteggiare l’emergenza Covid-19, dopo di che, organizziamo un breve briefing insieme ai colleghi. La mia squadra è composta da 10 elementi tra OSS ed infermieri, durante la giornata, arrivano i pazienti al triage e dobbiamo associare al paziente un codice a seconda della emergenze, spesso ci guardiamo negli occhi per comprendere meglio le valutazioni fra noi sul paziente in questione”.

AL PRONTO SOCCORSO  – Ma in questo periodo di emergenza, la vita dei Pronto Soccorso è mutata. Marta accenna un sorriso e aggiunge: “Posso tranquillamente affermare, che nonostante lo stato di emergenza pandemico, il flusso di pazienti ordinari è diminuito nel Pronto Soccorso, in quanto molti, con malessere o lievi infortuni, preferiscono restare a casa, piuttosto che recarsi in ospedale, per paura di contrarre il coronavirus: sono praticamente spariti i casi di codice verde e giallo..”.

PAZIENTI COVID – E quando arriva un paziente, bisogna agire con cautela seguendo tutti i protocolli. “Già, quando arriva un possibile caso Covid, dopo aver effettuato il tampone, il paziente viene messo in isolamento fino a quando non si conosce l’esito; dopodiché, nel caso in cui esso sia positivo, il soggetto viene trasferito nei reparti dedicati al Covid o di terapia intensiva, nel caso in cui sia negativo viene comunque attivato il processo di sanificazione della struttura di Pronto Soccorso, per il quale vengono temporaneamente chiusi per più di 2 ore alcune zone specifiche”.

SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI – Tutto il personale sotto stress? Marta scuote il capo: “I ritmi sono martellanti, ci vuole una gran dose di energia, sia fisica che mentale, infatti con tutta la chiusura ermetica protettiva addosso, talvolta bisogna anche trattenersi da impellenti bisogni fisiologici. Sentiamo una grande responsabilità su di noi, ma scendiamo coraggiosamente in campo ogni giorno, per il bene di tutti, per quella che è la nostra mission, spinti dal calore e dal coraggio che molta gente ci regala; molto spesso infatti riceviamo omaggi come, pizza, caffè ed altri affetti. Siamo in contatto continuo con la Protezione Civile e le forze dell’ordine; è stato infatti emozionante l’omaggio delle sirene davanti al Pronto Soccorso, con tanto di inno nazionale, seguito da un lungo applauso, dedicato anche a quei medici (oltre cento, ndr), infermieri (oltre trenta, ndr) e personale sanitario che fino ad oggi, sono caduti combattendo il virus”.

INFERMIERI E INVESTIGATORI –  “Eh già – racconta Marta – al triage spesso, arrivano anche delle donne accompagnate dai mariti, con menomazioni che destano sospetti su possibili violenze domestiche. Nel periodo di quarantena, è abbastanza difficile riuscire a convivere ininterrottamente in casa, soprattutto se in alcune famiglie ci sono stati già degli episodi di violenza domestica. Molto spesso le donne, proprio perché accompagnate dai mariti, non hanno il coraggio di denunciare le violenze, nonostante nel nostro reparto sia presente il “codice rosa”, che si occupa di accogliere vittime di violenza. Negli scorsi giorni, una signora si è presentata con il marito, era piena di lividi e menomazioni soprattutto sul seno: alla nostra domanda su cosa abbia provocato quei lividi, lei ha risposto che era caduta giù dalla sedia nel tentativo di prendere un pacco di farina dalla dispensa; ovviamente la versione fornita mi è subito sembrata non veritiera, soprattutto perché la signora prima di fornirla, fissò negli occhi il marito, in un chiaro stato di sottomissione emotiva…”.

IL NEMICO INVISIBILE – “Sappiamo che i contagi da coronavirus stanno pian pianino scendendo, proiettandoci in una seconda fase; purtroppo però sembra ancora essere invincibile, il “virus” della violenza che ha cambiato e verosimilmente stravolgerà il nostro modo di vivere…”, conclude Marta con tono perentorio.