Coronavirus, l’ipotesi dei box in plexiglass è solo per business, Melia: “Inutili, costosi e dannosi per l’ambiente”

Negli ultimi giorni si parla tanto dei box in plexiglass da adottare in spiaggia per prevenire il contagio da Coronavirus mentre ci si trova al mare. Ma in Sicilia l’idea sembra già essere stata scartata e del tutto improponibile per tanti fattori, dal costo per la produzione e per la loro installazione all’inquinamento che si produrrebbe. Carmelo Melia, titolare dell’azienda Graf The Sign con sede a Misterbianco ne ha spiegato i motivi: “L’idea dei box in plexiglass non sta in piedi innanzitutto per l’esborso economico che necessita. Il plex per reggere ha bisogno di una struttura in alluminio dal momento che il legno o il ferro sono impensabili vicino al mare, ma così avrebbe un costo esagerato. Inoltre il materiale da utilizzare per la realizzazione dei pannelli è il metacrilato che a sua volta ha due categorie, estruso e colato. Il primo è il più economico ma messo al sole non solo ingiallirebbe dopo un anno, ma si riscalderebbe al punto da incurvarsi, il colato invece è più compatto e sarebbe l’ideale ma molto più costoso.”

Oltre a non essere un’idea economicamente sostenibile, l’impianto di pannelli avrebbe conseguenze anche sull’ambiente e farebbe crescere ulteriormente il livello d’inquinamento: “Questo è un materiale difficile da smaltire dal momento che è classificato come rifiuto speciale. Lo smaltimento quindi può avvenire solo attraverso delle discariche apposite e non in quelle comunali.” Per installare i pannelli sulle nostre coste, inoltre sarebbe necessario ricorrere al cemento per bloccare i pannelli dal momento che la Sicilia, soprattutto la costa ionica, in estate è soggetta a venti anche durante il mese di agosto: “Soprattutto dalle nostre parti i venti sulla costa cambiano nel corso della giornata quindi queste strutture dovrebbero essere fissate con il cemento ma così facendo si creerebbe un danno enorme, quindi l’idea non regge.”

Per non parlare inoltre delle temperature che si verrebbero a creare al loro interno durante le giornate, soprattutto dal momento che in Sicilia d’estate si toccano punte oltre i 40°: “Si trasformerebbero in mini-forni. Un conto è realizzarli in luoghi chiusi e piccoli, un conto all’aperto in una spiaggia. È solo un’opera per fare business dal momento che non sarebbero utili neanche per limitare il contagio. Le persone in spiaggia andranno a fare il bagno o si sposteranno per usufruire di altri servizi quindi in questo modo non verrebbero eliminate le occasioni di assembramento. Non sarà la cabina in plex che risolverà il problema ma dovremo essere noi a cambiare le nostre abitudini.”