La chiusura prolungata dei Saloni di bellezza? Danno pesante alla dignità e alla psiche di uomini e donne: ecco perchè…

Nonostante l’annuncio di fine lock down in Italia previsto per il 3 maggio e viste le incertezze su di un possibile ritorno alla vita normale, continuano a far paura le possibili ripercussioni economiche e sociali in una ormai certa “fase di convivenza” con il coronavirus. Ma ciò che questa lunga attesa, durata più di un mese e mezzo, ha sicuramente generato nei cittadini, è quella di un costante svilimento psicologico generatore di isterismi e nevrosi. In una società dove l’apparire ed il mostrarsi è il diktat quotidiano, come dimostrato da numerose apparizioni di utenti su tutte le piattaforme social, preoccupa in forma ancora più maggiore, l’impossibilità di poter curare il proprio aspetto fisico.

La riapertura di industrie, fabbriche, grandi aziende, uffici pubblici ed altre attività necessarie per evitare il processo di recessione economica del paese, passano in secondo piano quando non si ha ancora certezza di quando sarà possibile ritrovare il piacere di andare ad occuparsi di se stessi da un parrucchiere, barbiere o in un qualsivoglia salone di bellezza, dato che tutto ciò non potrà avvenire – verosimilmente – prima del 25 maggio, ovviamente con le dovute misure di sicurezza. I numeri parlano chiaro, in questo campo l’home made va per la maggiore, con l’impennata di vendite del 60% dei prodotti cosmetici acquistabili al supermercato, tra tinture, creme per il viso, strisce depilatorie, smalti e tanto altro.

Viene spontaneo dunque chiedersi in che modo, donne e uomini stanno vivendo queste limitazioni, ma soprattutto quale sarà il risvolto psicologico futuro. I social network, pullulano di challenge di ogni tipo, come tra le donne che cercano di mettersi in auge con la ormai famosa “pillow challenge”, che consiste nel fotografarsi in déshabillé con un solo cuscino legato alla vita da una cintura, ma anche di foto di uomini che sulla scia del famoso capolavoro cinematografico italiano, “teste rasate” del 1993, diretto da Claudio Fragasso ed interpretato da Gianmarco Tognazzi e Giulio Base, mostrano fieri e sorridenti i propri tagli “a zero”, con un falso sorriso giustificato dalla “falsa credenza” che tagliare tutti i capelli possa fortificarli.

E le donne? Beh, è chiaro che la situazione non si presenta assolutamente piacevole per il gentil sesso, dato che in media 3 su 4, frequentano almeno 2 volte a settimana parrucchieri e centri di bellezza. Con l’arrivo della bella stagione, impossibilitate dalla possibilità di cerette, tinture, manicure e pedicure, lo stato isterico-paranoide sembra prendere il sopravvento, sopra ogni altra preoccupazione quotidiana. Non tutti però, rinunciano e questa chiusura prolungata dei parrucchieri e dei saloni di bellezza, creando così un incentivo alle famose “chiamate a domicilio”, dove estetiste e parrucchieri, con il “favore delle tenebre”, si recano nelle abitazioni, diventando pertanto possibili veicoli di contagio. Oltre che di lavoro in “nero”.

Per arginare questo possibile problema, molto simile tra le altre cose a quello delle consegne di cibo a domicilio, negato ancora in alcune regioni, sarebbe bene rivedere e magari anticipare o trovare una soluzione, per consentire la riapertura per gli operatori di bellezza, perché come scriveva il compositore francese, Claude Debussy: “Chiudere le finestre alla bellezza è contro la ragione, e distrugge il vero significato della vita”. Dunque oltre a discutere di MES, Euro Bond, che i grandi studiosi, scienziati e varie task force di professionisti, che al momento stanno valutando il futuro del nostro paese, si prendano delle decisioni concrete sui diritti dell’uomo e sulla sua psiche, onde evitare una vera e propria anarchia psico – sociale.