L’ira dei Vescovi contro il premier Conte: “Inaccettabile…”

 

L’ira della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per il nuovo decreto di palazzo Chigi che impedisce la celebrazione di riti religiosi a eccezione dei funerali.”Inaccettabile” dicono i vescovi con un linguaggio insolitamente duro. Con una nota, inviata nelle immediatezze della fine della conferenza stampa del Premier Conte, della CEI dal titolo “Il disaccordo dei vescovi” sui contenuti del Dpcm sulla ‘Fase 2’ illustrato dal premier Giuseppe Conte i vescovi Italiani hanno manifestato tutto il loro disappunto. Di rado la CEI ha utilizzato termini quali “Inaccettabile”, “esigiamo” per manifestare il proprio pensiero lanciando un durissimo messaggio dall’altra sponda del Tevere. La Presidenza del Consiglio prende atto della comunicazione della CEI e conferma quanto già anticipato in conferenza stampa dal Presidente Conte. Già nei prossimi giorni – si legge in una nota – si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza.
Dall’inizio della crisi dovuta alla pandemia di coronavirus, i segnali di una forte intesa tra la Roma della politica e quella della Chiesa erano stati fortissimi .Tanto da far parlare di un Tevere mai così stretto.
Le indicazioni delle autorità italiane in materia di contrasto al contagio sono state recepite tutte, più o meno, con la decalcomania da parte vaticana: chiusi gli uffici, distanziamento rispettato, mascherine e soprattutto chiese aperte, ma niente funzioni.
Primo a dare a vedere la precisione e la puntualità con cui le indicazioni venivano fatte proprie lo stesso Papa Francesco: solo nel pellegrinaggio alla Salus Populi Romani, solo sulla Piazza per la preghiera per la protezione contro il morbo, solo nella Basilica alla Domenica delle Palme e a Pasqua. Angelus trasmesso prima dai maxischermi, poi – come anche le udienze, i Regina Coeli e soprattutto la messa mattutina da Santa Marta il tutto via streaming. Intesa perfetta, veniva da pensare, suggellata dal basso numero di casi di contagio dentro e attorno alle Mura Leonine: solo nove, puntualmente riferiti con nota della Sala Stampa Vaticana. Infine la foto del Pontefice che riceve il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel suo studio: aria informale, sorriso di entrambi seduti all’angolo della scrivania del padrone di casa. Visione plastica di un clima disteso.
Ma una settimana fa, con il rallentare della curva dei contagi e i primi segnali di un allentamento dell’emergenza, una serie di prese di posizione da parte Vaticana, ad iniziare il sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana Ivan Maffeis che da “Avvenire” chiedeva che si riprendesse l’esercizio pubblico dell’umana pietà per i morti, e dell’accoglienza alla vita per i neonati. Funerali e battesimi, per ricominciare a vivere. Se non addirittura la ripresa, con modalità da approfondire, delle funzioni domenicali. Lo stesso Papa, il 17 aprile, è intervenuto a riguardo da una messa in streaming da Santa Marta. “Così non è Chiesa”, ha messo in guardia. Anzi “è un pericolo” celebrare la messa senza popolo. Certo, per via del “momento difficile” si può accettare la misura di emergenza, ma guai a “viralizzare la Chiesa, i sacramenti, il popolo”. Ma per il Comitato scientifico, nelle funzioni delle Sante Messe le criticità sono ineliminabili e ne rendono impossibile, secondo i tecnici del Comitato Tecnico Scientifico, la riapertura , già dal 4 maggio. In particolare il comitato ritiene che “la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose comporta, allo stato attuale alcune criticità ineliminabili che includono lo spostamento di un numero rilevante di persone e i contatti ravvicinati durante l’Eucarestia”. A partire dal 4 maggio quindi e “per le successive tre settimane”, sostengono gli esperti, “non essendo ancora prevedibile l’impatto che avranno le riaperture parziali e il graduale allentamento delle misure attualmente in vigore sulle dinamiche epidemiche, il CTS reputa prematuro prevedere la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose”. Un parere, fanno notare però, che potrà essere rivisto “a partire dal 25 maggio nella direzione di una previsione verso la partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose, rispettando rigorosamente le misure di distanziamento sociale sulla base degli andamenti epidemiologici”.
La durezza è inusitata, la frattura è profonda tant’è che in serata come detto arriva la risposta del Governo. Come dire: ora vedremo di sistemare. Ma ciò basterà o le conseguenze di questo brusco raffreddamento si capiranno, nella loro portata, nei prossimi giorni, o anche un po’ più in là??

SA.MI.