Visite a congiunti e affetti stabili dal 4 maggio, non ad amici e conoscenti…

Tra polemiche e incertezze, così l’Italia si prepara alla fase 2 che prenderà il via il 4 maggio: il momento in cui si allenterà il lockdown, almeno per alcuni, e in cui si dovrà iniziare a convivere con il virus al di fuori delle mura domestiche. Dopo la conferenza stampa del premier Conte del 26 aprile, tanti dubbi sono sorti tra gli italiani su cosa sarà permesso fare a partire da lunedì. A cominciare da quella che il governo ha definito “visita ai congiunti”.

Come si legge nel DPCM del 26 aprile, “si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie”. Ma per il governo, chi sono i congiunti? A partire dal 4 maggio, una volta compilata l’autocertificazione per gli spostamenti sia all’interno dello stesso comune che all’esterno (ma non oltre la propria regione), sarà possibile andare a far visita a tutte quelle persone legate da un vincolo affettivo giuridicamente valido e di sangue: dunque marito, moglie, genitori, figli, fratelli e sorelle, nonni, zii e cugini, così come “gli affini”, dunque suocere, cognati, generi, e così via. L’articolo 77 del Codice Civile, infatti, riconosce la parentela fino al sesto grado compreso. Inoltre, proprio ieri Palazzo Chigi ha voluto specificare che la definizione di congiunti considerata dal decreto fa riferimento anche a “fidanzati e affetti stabili”, dunque potranno ricongiungersi anche conviventi e fidanzati. Non rientrano invece nella categoria amici e conoscenti: per far visita a loro bisognerà attendere ancora. Dunque si potranno fare visite mirate, mantenendo il distanziamento sociale e rispettando il divieto di assembramento, che non si trasformino però in grandi pranzi e cene di famiglia.

Tanti dubbi sono emersi anche in merito alla possibilità di recarsi nelle seconde case. Il precedente decreto, in vigore fino al 3 maggio, affermava che era “vietato ogni spostamento verso abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case.” Il nuovo decreto del 26 aprile, invece, non lo menziona affatto: potrebbe dunque essere possibile andare nelle seconde case, purché si trovino all’interno della stessa regione. Tuttavia, questa opzione non figura tra le motivazioni che consentono di spostarsi, ovvero necessità, lavoro, salute e (dal 4 maggio) visita ai congiunti. Soltanto supposizioni in merito, che non escludono l’intervento dei presidenti di Regione. Per sapere con certezza se si potranno raggiungere le seconde case, si dovranno attendere ulteriori disposizioni da parte del Governo.