“A te le chiavi Governo, provaci tu…”, s’alza forte il grido d’allarme degli esercenti…

Saracinesche alzate, luci accese, e cartelli in segno di protesta. “Risorgiamo Italia” è il grido degli esercenti contro il lockdown. Commercianti, artigiani, titolari di bar, ristoratori, albergatori ,ieri sera, per l’ultima volta, hanno acceso le luci dei loro locali chiusi ormai da due mesi, per esprimere il loro dissenso alla modalità di riapertura che, secondo i rispettivi gestori e titolari, li consegna al fallimento sicuro, e soprattutto per chiedere interventi immediati al governo.

Una manifestazione organizzata dai movimenti di imprenditori del mondo Horeca e dei Locali di Pubblico Spettacolo  a livello nazionale per accendere i riflettori sulla situazione di crisi che stanno attraversando tantissime attività economiche in tutto il paese a causa dell’emergenza coronavirus.

Le probabili misure che lo stato prenderà per l’eventuale riapertura di ristoranti, bar, pizzerie, pasticcerie, discoteche e lidi balneari sono insostenibili per la gestione ordinaria di un locale e insopportabili economicamente. Sebbene loro vogliano fortemente aprire e tornare al proprio lavoro, oggi non ci sono i presupposti economici per poterlo fare. “In sintesi, affermano gli organizzatori, ci stanno chiedendo di aprire con gli stessi costi, se non più di prima della emergenza epidemiologica, con una previsione di incassi nella migliore delle ipotesi pari al 30% sull’anno precedente”.

Incertezze e paure, le attività rischiano già il collasso. Abbandonati a loro stessi, si sentono così i commercianti. Con il pensiero fisso sui costi da pagare. Attività chiuse, eppure continuano a ricevere regolarmente le bollette, talvolta anche salate. Questo lo sfogo, solo uno dei tanti, di Fabio Vicino, titolare del ristorante Primopiano a Catania: “Dall’8 marzo siamo sottosopra come i tavoli e le sedie, le bollette non le posso pagare”, rivolgendosi al governo, al premier Conte nello specifico.

E questa mattina, gli imprenditori di tutta Italia davanti ai loro comuni hanno consegnato le chiavi dei propri locali chiedendo di “rovesciarle sui tavoli del Governo. I mazzi (ovviamente simbolici) sono stati lasciati a terra, in segno di protesta. Tutti indossando mascherine, guanti e mantenendo la distanza di sicurezza, hanno dato vita ad una manifestazione “pacifica e non politica”… una manifestazione di protesta sì, ma forse anche di speranza, tra dolore e forza…