Unicoop, Contarino su vademecum anti contagio: “Strutture socio-assistenziali dimenticate”

Come comportarsi per prevenire il contagio da Coronavirus? Lo chiedono a gran voce le comunità alloggio e le case famiglia siciliane alla Regione. L’assessorato alla Salute fin’ora ha scritto un vademecum sul contenimento della pandemia indirizzato esclusivamente a case di riposo ed Rsa, dimenticando che in Sicilia esistono numerose strutture socio-assistenziali di dimensioni inferiori (con 10 posti letto al massimo) che necessitano di regole diverse. Da qui l’iniziativa di Unicoop Sicilia che, in rappresentanza di queste piccole strutture, ha chiesto al governatore siciliano Musumeci e all’assessore alla Salute Razza di individuare nuove linee guida, adeguate agli spazi delle case famiglia e delle comunità alloggio. Come ci spiega la vicepresidente di Unicoop Sicilia, Eleonora Contarino, si tratta soprattutto di strutture che ospitano persone fragili, come anziani, minori, immigrati e donne vittime di violenza.

Il problema di fondo – commenta la Contarino – è che le Rsa e le case di riposo dipendono dall’assessorato alla Salute, mentre le strutture di natura assistenziale dall’assessorato alla Famiglia. Eppure anche quest’ultime ospitano persone semi sufficienti e anziani con diverse patologie, il che richiede il necessario intervento dell’assessorato alla Salute. Intervento che per ora non c’è stato. Servirebbe una maggiore comunicazione tra i due assessorati.

Fin’ora le comunità hanno agito in autonomia, seguendo regole di buon senso per evitare i contagi, come la sospensione delle visite dei familiari. Ma cosa fare in caso di contagio? Con soli 10 posti letto è impossibile isolare qualcuno. E’ altrettanto difficile evitare di somministrare i pasti in ambienti comuni. E’ evidente come queste comunità non possano osservare le stesse regole dettate per Rsa e case di riposo. Peraltro, se queste ultime sono in contatto con le Asp, le strutture socio-assistenziali non lo sono. Quindi non dispongono dei kit per sottoporre pazienti e personale a tamponi o test sierologici né possono controllare quotidianamente con tracciabilità in cartella la temperatura corporea e la presenza di possibili sintomi della malattia. Servono regole che tutelino anche queste realtà, sempre più importanti in un momento in cui è impossibile reperire colf e badanti che si occupino delle persone anziane e bisognose.

I dispositivi di protezione individuale? Le strutture possiedono guanti e mascherine, ma i dipendenti con sanno come provvedere al loro smaltimento. Le linee guida per Rsa e case di riposo, invece, prevedono regole ben precise su questo punto. Inoltre case famiglia e comunità alloggio non dispongono dei disinfettanti di uso ospedaliero, fondamentali per sanificare i locali. Non tutti riescono a sostenere i costi degli sterilizzanti, per cui sarebbe opportuno che ricevano un supporto economico oltre che organizzativo. Non si può chiedere ai familiari degli ospiti un aumento della retta. Soprattutto in un momento di difficoltà come questo.

Chiediamo che le strutture socio-assistenziali non siano dimenticate. Chiediamo che siano regolamentate in considerazione dei loro spazi, delle loro dimensioni e delle loro necessità. I loro pazienti e lavoratori corrono lo stesso rischio di contrarre il Covid-19 di tutti gli altri.

 

Fonte foto: ilsicilia.it