Perchè non si vuole cedere il Catania Calcio?

La lettura, sul quotidiano La Sicilia di ieri, della nota a firma del presidente del Catania Calcio SpA (nonché liquidatore di Finaria SpA) Gianluca Astorina induce ad una serie di riflessioni necessarie sulla sorte della squadra rossazzurra.

Partiamo, a scanso di equivoci, da un dato fondamentale: il concordato è uno solo e riguarda Finaria nella sua interezza.

Il concordato dovrà necessariamente prevedere quanto e come si ricava dalla liquidazione di tutti gli asset del gruppo e con le somme ricavate come soddisfare ogni creditore.

Ebbene, il presidente Astorina non ha specificato quale sia il debito complessivo di Finaria e quindi a quanto ammonti il debito del solo Calcio Catania SpA, ivi compreso Torre del Grifo.

La reale situazione sarà conoscibile solo con il deposito di tutta la documentazione dinanzi al Tribunale Fallimentare di Catania.
Una cosa è comunque certa : non è possibile vendere una società in amministrazione straordinaria (leggasi Meridi, partecipata di Finaria ed in possesso di quote del Calcio Catania SpA).
Solo quando i Commissari nominati dal Tribunale riusciranno a liquidare le società del gruppo facente capo a Pulvirenti, col ricavato potranno estinguere i debiti delle diverse partecipate.

Ora, la società di calcio necessita di liquidità in tempi brevi, brevissimi non del tutto compatibili con quelli della procedura concorsuale.

Basti solo pensare agli adempimenti previsti per la stagione in corso quale che sia la sua conclusione (stipendi, contributi, imposte ecc.) e per quella prossima iscrizione, regolarità contabile della stagione precedente, ecc.).

Se queste somme di denaro non si trovano subito, il destino del Club Calcio Catania è inesorabilmente segnato: cancellazione dai ruoli federali e perdita del titolo sportivo.

Da alcune parti si sostiene che non sia possibile, nel contesto del concordato Finaria anche al fine di migliorare la prospettiva dei creditori, separare il Calcio Catania e procedere ad una vendita (ivi compreso Torre del Grifo) del club rossazzurro senza l’assenso dei creditori.

Questo è pur vero, ma sino ad oggi non si è avuto riscontro a questa tesi.

In buona sostanza, perché non si procede alla luce del sole ad acquisire offerte formali di potenziali acquirenti e poi sottoporle al vaglio del Tribunale e dei creditori?

La procedura concorsuale ha degli aspetti di evidenza pubblica e deve essere dispiegata secondo le norme vigenti.

Quindi, con buona pace del dottor Astorina, piuttosto che dire che l’offerta del gruppo Pagliara non è congrua (posto che non spetta a lui questa valutazione) e sostenere che ci sarebbero altri potenziali acquirenti (di cui si sconosce l’identità e soprattutto la consistenza economica, non vorremmo si trattasse di simil Mister Li che stavano facendo fallire il Milan…), si proceda in tempi rapidi e si giunga prima possibile alla decisione del tribunale.

Se l’offerta del gruppo Pagliara (o di altri se ci saranno) verrà giudicata seria, si proceda e si liberi il Calcio Catania dal cappio soffocante dell’attuale proprietà.

Ed in questo caso, se ci sarà un piano industriale degno di questo nome e conforme alle NOIF della FIGC, si gettino le basi per la rinascita del club con matricola 11700.

Questo, come si sa, è l’auspicio di tutti perché per intere generazioni, dal 1946, matricola 11700 significa anni di storia e passione, entusiasmi, memorie personali e collettive con ricordi indelebili, trasferte gloriose e partite con squadroni battuti in casa e fuori ( in primis l’Inter di Herrera nel 1961 col famoso “ Clamoroso al Cibali per finire all’Inter di Mourinho vincitrice del Triplete battuta 3 a 1 nel 2010 nella stagione di Mihailovic arricchita dalla vittoria in trasferta a Torino contro la Juventus, passando per Rado Strucchi Limena …, poi Petrovic Simonini Ghedin…, Muraro La Brocca Castagnini…, Sorrentino Ranieri Mosti…, e potremmo andare avanti all’infinito !)

Se, invece, tutto ciò non dovesse accadere occorre che siano ben chiare le responsabilità.

Chi, o coloro, non vuole (vogliono) vendere non ha a cuore le sorti della società, ma soltanto, in un inspiegabile accanimento degno di miglior causa, il proprio ego, in un cupio dissolvi che sembra tanto un muoia Sansone con tutti i Filistei!

Sia chiaro anche un altro aspetto.

Se il Catania Calcio 1946 matricola 11700 dovesse sparire e, come accaduto in altre realtà, si dovesse dare vita ad un nuovo sodalizio questo NULLA avrebbe a che fare, sul piano giuridico e sul piano della continuità sportiva, con la vecchia società (le norme FIGC sono chiare in materia).

Si potrà chiamare Catania o in qualunque altro modo, ma non sarà MAI quello che è stato per 74 anni il Club Calcio Catania 1946 matricola 11700.

Può piacere o non piacere, ma è così.

Per alcuni si tratterà di un romanticismo senza senso, per altri invece no.

E fino a prova contraria anche i sentimenti hanno un valore nella vita.

Ci pensi, e si passi una mano sulla coscienza se ancora ne ha una, chi ha la responsabilità di questo macello.