Se anche il settimanale più autorevole tedesco critica l’atteggiamento della Germania nei confronti del’Italia, siamo nei guai…

di Alfio Franco Vinci

Da oltre 73 anni, con una media di oltre 1 milione di copie la settimana, tiratura stabile fin dal 1999, Der Spiegel è il più autorevole settimanale tedesco nel campo del giornalismo investigativo e viene considerata, financo dall’Economist, una delle riviste europee più influenti.
Due giorni fa, riprendendo un editoriale della scorsa settimana a firma Thomas Fricke, il Corriere della Sera e, a seguire tutti i principali quotidiani italiani, ci informano che, secondo Der Spiegel, che non ha una linea editoriale filo governativa, e non può essere quindi considerata una “velina”, nel fondo in questione, attacca la linea tenuta dal governo tedesco in seno alla UE, sulla gravissima questione dell’approntamento di risorse sufficienti per sostenere tutte le economie dei Paesi dell’Unione in questo tristissimo frangente.
In particolare, per quanto riguarda l’Italia definisce imbarazzante l’atteggiamento tenuto dalla Germania di diniego alla partecipazione alla creazione di Eurobond, per presunta insolvenza dell’Italia.
Der Spiegel si spinge anche oltre quando commenta: ”L’EUROPA rischia di sprofondare nel dramma, non perché gli italiani sono fuori strada, ma a causa di una parte predominante della percezione tedesca”, secondo cui gli italiani avrebbero dovuto risparmiare invece di chiedere adesso.
Si avventura infine in una retrospettiva storica sui debiti di guerra generosamente e a più riprese, a partire dal 1953, condonati alla Germania, in costanza dei quali i Tedeschi sarebbero nelle nostre stesse ambasce e, come già avvenuto negli anni ‘30 sull’orlo di un rovesciamento,” come rischia di succedere anche in Italia.
Analizza poi il nostro debito privato, bassissimo;il nostro risparmio privato ,altissimo; e tralascia la proprietà immobiliare privata, altrettanto alta.
Ciò premesso, e premesso che non sono mai stato democristiano, e men che mai andreottiano,devo convenire sulla riflessione che ”a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina…“, che era uno dei fondamenti del pensiero e della azione di quello statista.
E allora mi sorge il dubbio che, pur con grande autorevolezza, si stia organizzando una “piattaforma sulla quale far poggiare il consenso tedesco a sostenere l’Italia, per timore di possibili rovesciamenti tali da far sprofondare l’Unione Europea, che, obbiettivamente, non può permettersi una nuova Exit, dopo quella inglese.
E ancor più mi sorge il dubbio che le analisi economiche sul debito privato basso, il risparmio privato altissimo e il patrimonio immobiliare altrettanto alto, altro non siano che un endorsement proprio al Governo tedesco che ci “suggerisce“ una nuova tassa patrimoniale.
Non ci sono oggi voci autorevoli come quella di Laocoonte, peraltro rimasto anch’egli inascoltato (quando vuol dissuadere i Troiani dall’accogliere nella città il cavallo di legno lasciato dai Greci….), ad ammonirci: ”Timeo Danaos et dona ferentes”, però dovremmo ricordarci come andò a finire…
Alfio Franco Vinci