Il Conte arroccato e ben protetto da due Torri e da un “Deux ex machina”…

di Alfio Franco Vinci

Nel gioco degli scacchi l’arroccamento è una manovra riservata al Re con il supporto di una sola torre.
Con questa mossa il Re si mette in condizione di non essere attaccato e, soprattutto di potersi muovere più agevolmente.
In tempi di Repubblica il diritto di arroccamento è diventato più democratico e, oltre che i Re se ne avvalgono anche i Conti.
In questi giorni, nonostante gli appelli all’unità, finalizzata al superamento della drammatica contingenza, mentre pare allentarsi l’assalto del virus, e purtroppo anche la prudenza dei comportamenti, si avvicina però sempre più l’orlo del baratro economico.
Dopo i miliardi del decreto Marzo, poi divenuto Aprile, e di quello di Aprile che non ha ancora visto la luce a Maggio, la cassa integrazione non pervenuta ed il sostegno alle imprese mai nemmeno chiaramente esplicitato, stanno cominciando a svelarsi le verità nascoste.

Non solo, ma si stanno preannunciando nuove provvedimenti da suicidio di massa, quali ad esempio stesso stipendio per meno ore lavorate e la regolarizzazione di 600.000 clandestini.

Nel frattempo le pratiche di cassa integrazione vengono “lavorate”, si fa per dire, con la solita esasperante lentocrazia, aggravata dai buchi causati dallo Smart Working, di cui i pubblici dipendenti, di cui è a tutti noto l’altissimo livello di produttività, si stanno avvalendo a piene mani.
In Sicilia il 99% degli aventi diritto non ha ancora visto un solo euro e gli addetti ai lavori (professional fankazzing) hanno la tracotanza di chiedere al governo della Regione un “aiutino“ di 10 euro a pratica per “lubrificare“ il meccanismo.
I 400 miliardi, freneticamente sbandierati, quasi che fossimo ad un Palio medievale, si è scoperto essere non soldi veri, ma solo garanzie fornite dallo Stato che, per effetto di uno sconosciuto coefficiente di moltiplicazione, dovrebbero indurre le banche a prestare soldi fino al raggiungimento di tale cifra, e, sull’argomento, Bankitalia ha già calcolato che un 10% di insolvenza farebbe “saltare il banco “.
Gli aiuti europei, sempre più avvolti da nebbie fittissime, oggi sembrano essere ridotti alla autorizzazione ad indebitarsi per fornire aiuti alle imprese senza incappare nei divieti comunitari.
Divieti sempre più incomprensibili ed intollerabili, solo che si pensi ai regimi fiscali praticati in Olanda e non solo, che non sono semplici ”aiuti”, ma veri e propri paradisi in cui la manna scende dal cielo 365 giorni l’anno, h 24;
O al trattamento fiscale riservato ai pensionati, non solo nel mitico Portogallo, ma anche nella integerrima Germania.
E, a proposito di Germania, quale “ciliegina sulla torta“, arriva la sentenza della Corte Costituzionale Tedesca che, dopo aver sancito ciò che l’Italia continua a fingere di non capire, cioè che lUnione Europea non è uno Stato federale, ma un complesso sistema multilivello in cui i singoli Stati mantengono funzioni e prerogative, di fatto blocca l’acquisto di titoli di Stato dei Paesi zoppicanti, quali l’Italia, da parte della BCE, perché l’operazione, mallevata dalla Commissione Europea, è “ultra vires“, cioè al di là dei poteri di entrambi, e ciò in quanto, di fatto, tali attività riverberano sugli Stati membri, di cui non è chiara la volontà.
E con ciò torniamo all’arroccamento, non del Re protetto da una torre, ma del Conte protetto da due torri, Pd e 5S, e da un Deus ex machina, che lo copre e lo sostiene sempre e comunque, anche quando la Presidente della Corte Costituzionale e il primo giurista Costituzionale italiano, Sabino Cassese, rilevano gravi vulnus alla carta costituzionale e lo invitano a licenziare chi gli scrive i provvedimenti, che dal 31 gennaio 2020, lo hanno fatto diventare il “padrone del vapore“.
Infatti tutti i DPCM, discendenti da un DL del 31 Gennaio, mai convertito, che proclama lo stato di emergenza fino al 31 Luglio, senza tener conto che nella nostra costituzione tale fattispecie non è contemplata, e che l’art 78 della carta costituzionale, invocato per analogia, non si sa se “ legis” o “iuris”,
Lo hanno messo di fatto nelle condizioni di arrocco perfetto. In uno dei DPCM, su cui pende azione di illegittimità promossa da centinaia di avvocati presso molti tribunali italiani, il “nostro“ si dota di scudo di impunità, mentre in un altro, parimenti illegittimo, dispone il rinvio delle elezioni amministrative e del referendum sul numero dei parlamentari.
Tutto ciò, pur col mare in tempesta avrebbe dovuto preludere ad un cambio di equipaggio e comandante, se non che, a scanso di equivoci, il Colle chiarisce che, in pendenza di referendum costituzionale sulla composizione delle camere, andare ad elezioni, unica possibile alternativa alla creazione di un nuovo Governo, è impossibile.
E quindi, arrocco perfetto e matto non diventerà il Re/Conte, ma il Popolo italiano.
Alfio Franco Vinci