Sanificare? La nuova frontiera: ma sapete come fare?

In vista di un’ulteriore allentamento delle misure di contenimento e di una graduale riapertura delle attività commerciale diventa fondamentale le modalità e le tempistiche della sanificazione per non far aumentare i contagi.

Secondo gli esperti la frequenza con cui queste operazioni vanno fatte “è variabile sulla scorta dell’utilizzo effettivo delle aree di frequentazione

La sanificazione dei luoghi di lavoro sarà la nuova sfida da affrontare con le progressive riaperture. Sanificazione che si deve sviluppare per sconfiggere il coronavirus, spiegano gli esperti, in due tipologie di intervento di disinfezione: la prima con deterdisinfettante cloroderivato per sanificare tutte le superfici da contatto come scrivanie, tastiere, telefoni, pc, maniglie e un’altra con perossido di idrogeno nebulizzato, per disinfettare anche le altre superfici dell’ufficio.

Attraverso l’impiego di agenti chimici, la sanificazione ha lo scopo di riportare il carico microbico entro standard di igiene accettabili, che dipendono dalla destinazione dall’utilizzo dei locali. La disinfezione, invece, è un passaggio ancora piu’ approfondito e consiste nell’utilizzo di agenti disinfettanti di natura chimica o fisica in grado di ridurre il carico microbiologico sulle superfici da trattare. Dunque la disinfezione ha lo scopo di distruggere i microrganismi patogeni. Conoscere e applicare correttamente le procedure significa garantire la salubrita’ dei locali trattati”.

La frequenza con cui queste operazioni vanno fatte “e’ variabile sulla scorta dell’utilizzo effettivo delle aree di frequentazione” l’esperienza Covid-19 ci sta dimostrando, ad esempio, che aree di rischio normalmente definite basse come gli spazi, le aree di attesa dell’utenza, gli sportelli, o i servizi igienici, in realta’ sono oggi gli ambienti che hanno bisogno di una maggiore frequenza di sanificazione.

Degenza, uffici, ambulatori, e servizi igienici vengono disinfettati con deterdisinfettante cloroderivato normalmente a 1040ppm, per le aree comuni e le superfici high touch vengono impiegati deterdisinfettante cloroderivato e detersinfettante spray a base alcolica-fenolica. Al termine di ciascuna operazione viene utilizzato l’atomizzatore elettrostatico con perossido di idrogeno 1%. Una menzione a parte per le attivita’ di movimentazione pazienti infetti: in questo caso la concentrazione di prodotto viene accordata con le direzioni sanitarie.

 Regole diverse anche per quanto riguarda i mezzi di trasporto dove la disinfezione segue un protocollo particolare in quanto, facendo l’esempio dei treni, le carrozze vengono decontaminate anche durante il viaggio e il materiale rotabile viene disinfettato in ingresso, in uscita e ogni 48 ore come attivita’ di mantenimento. Vengono utilizzati deterdisinfettanti cloroderivato, deterdisinfettante a base alcolica-fenolica e perossido di idrogeno in diverse concentrazioni. Anche in questo caso grandi protagonisti i dispositivi medici per la disinfezione a saturazione e l’atomizzatore elettrostatico.

Per garantire poi la sicurezza di collaboratori e degli ambienti sanificati, “sono necessari tutti i DPI e i kit composti da panni monouso, panni in microfibra e mop monouso“.

Discorso a parte per quanto riguarda l’ecosostenibiliuta’ dei prodotti utilizzati nella disinfezione. Il deterdisinfettante cloroderivato e il deterdisinfettante a base alcolica-fenolica impiegati sono compatibili con quanto previsto dai Criteri Ambientali Minimi stabiliti dal Ministero dell’Ambiente, inoltre grazie all’impiego di macchinari e attrezzature di ultima generazione e’ possibile dosare i prodotti in maniera consapevole. 

Fonte AGI

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