Un macigno sulle spalle degli universitari:”Futuro precario, chiediamo coraggio al Governo”

Una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Una lettera aperta lanciata a livello nazionale da Link, Coordinamento universitario, sulla grave situazione in cui versa l’Università nell’emergenza del Covid-19, in cui si fa riferimento alle misure adottate da Governo e Regioni, alle decisioni prese nei decreti, alle conferenze stampa del premier. Perché sì, l’Università è stata una delle prime strutture, insieme alla scuola, ad esser colpita dall’emergenza sanitaria, a veder chiuse al pubblico le proprie sedi e a vedersi trasferita l’attività didattica e di ricerca in modalità a distanza.

Ci dispiace notare che, fin dall’inizio della pandemia, ben poche parole sono state spese per l’Università, per la condizione di centinaia di migliaia di studenti e delle loro famiglie, per i lavoratori e le lavoratrici dei nostri atenei: le ultime rate delle tasse universitarie da pagare, gli affitti delle case per i fuori sede, l’incertezza di non riuscire a ottenere la borsa di studio o di non poter proseguire la nostra carriera il prossimo anno sono pesi che gravano come macigni sulle spalle di molti e molte di noi – scrivono gli studenti a Conte, che poi si rivolgono al presidente anche come docente, facendo riferimento al sistema universitario vessato da oltre dieci anni di tagli, privatizzazioni e carenza di finanziamenti, al numero estremamente basso di laureati in Italia, con evidenti disuguaglianze tra le diverse aree geografiche.


Una situazione che preoccupa sempre più insomma, non solo perché il futuro sembra sempre più precario, incerto, ma anche perché già dal prossimo anno accademico decine di migliaia di studenti saranno costretti ad abbandonare gli studi e quindi i propri sogni, aspirazioni e progetti di vita.

E non solo… Potrebbe essere un tracollo in termini di nuove immatricolazioni.  Secondo le stime dell’Osservatorio Talents Venture (società di consulenza specializzata nell’istruzione universitaria), se si dovessero avverare le previsioni del Fondo monetario internazionale sulla contrazione del 9,1% del Pil a causa del Coronavirus allora anche il numero di studenti iscritti all’anno accademico 2020/2021 calerebbe drasticamente: meno 11%, 262 mila immatricolazioni anziché 297 mila come in questo anno accademico 19/20, 35 mila studenti persi e un danno per gli atenei di 46 milioni solo considerando il venir meno delle rette e non anche tutto l’indotto.
Alla luce del disastro culturale ed economico in termini d’istruzione, gli studenti universitari trovano il coraggio di chiedere coraggio al Governo, di riconoscere l’importanza dell’Università pubblica come settore strategico e prioritario, garantendo l’accesso a tutte e tutti e finanziando adeguatamente il sistema universitario del nostro Paese, facendo cenno alla Germania, che dopo la crisi del 2008, ha deciso di abolire le tasse universitarie.

“Caro Professore, concludono gli studenti, andrà tutto bene se non ripeteremo gli errori del passato, se avremo la capacità di mettere al centro i diritti delle persone, se migliaia di studenti e giovani laureati non saranno costretti a lasciare questo Paese, e se si permetterà a tutte e tutti di avere le stesse possibilità, eliminando ogni forma di disuguaglianza e ingiustizia sociale. Noi certamente non mancheremo di fare la nostra parte affinché ciò accada, e lei?” …