“Prenderò i libri contabili e andrò anche a Roma”, il disperato appello dell’attore Turi Amore

Per il mondo dello spettacolo è crisi senza precedenti. Abbandonati a loro stessi, si sentono così i protagonisti del settore. In seguito alle restrizioni dovute alla pandemia, tutto è sospeso a data ancora da destinarsi. E nel frattempo? Lavoratori dello spettacolo al collasso, da due mesi un intero comparto produttivo completamente fermo. Eventi, spettacoli, concerti? A quando? Un grande punto interrogativo per 1 milione e mezzo di lavoratori che producono il 10% del Pil nazionale.
La risposta? Spalle alzate come a dire non lo so. È crisi, sì. Da qui scaturisce il grido d’allarme di Turi e Federica Amore, attori teatrali. Una denuncia importante la loro, che riguarda tutto un mondo che sta soffrendo, che quasi non riesce a mettere il naso fuori dall’acqua.

Piove sempre sul bagnato, è proprio il caso di dirlo. L’unica richiesta a cui hanno potuto aderire Turi e Federica Amore è stata quella del bonus di € 600,00. Domanda respinta dall’ INPS perché tra i requisiti richiesti non coprono le 30 giornate lavorative. E la domanda sorge spontanea. Come fare? Niente lavoro, nessun sussidio. “Sono molto arrabbiato”, ha esordito così Turi Amore. Siamo nelle mani di nessuno. L’ultimo decreto Franceschini ha ribadito che ci vogliono almeno un minimo di 15 rappresentazioni e almeno 45 giorni lavorativi per usufruire delle risorse”. Disperato Turi Amore, con una famiglia sulle spalle e tre figli a carico: “Ancora nessuno ha pensato a eventuali spettacoli da organizzare in piazza con le dovute distanze di sicurezza previste dal DPCM. Forse non è chiaro che dietro ad una compagnia teatrale ruotano un’infinità di maestranze: scenografi, tecnici di luci e audio, sarti, parrucchieri, e tantissime attività, come bar, ristoranti, B&B, alberghi”.
Eh sì, tutti con le mani in mano eppure le utenze si devono pagare ugualmente, le famiglie si devono sostenere, il pane a tavola si deve posare.

“Ci stanno calpestando la dignità, vogliamo lavorare e non vogliamo regalato nulla da nessuno”, ha affermato Turi Amore, che in qualche modo ha anche implorato una maggiore coesione del settore: “Dobbiamo essere compatti e arrivare fino a Roma. Prenderò i libri contabili e li consegnerò in Prefettura””.
“Io sono disperato – ha ribadito -, la dignità del lavoro e della persona non deve essere tolta a nessuno”.
Parole forti le sue: “I teatri statali hanno i loro contributi, per le compagnie teatrali private nessuna notizia. Fateci sapere di che morte dobbiamo morire, ha concluso Turi Amore rivolgendosi al Governo…

 

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