Intrattenimento e discoteche? Totale disastro e Luciano Zanchi accusa: “Stato cieco e sordo, pronti al confronto…”

L’emergenza sanitaria legata al diffondersi del Covid-19 in Italia si è rapidamente trasformata anche in emergenza economica e sociale. Il lockdown ha certamente aiutato a far rallentare il contagio, ma le imprese stentano a ripartire anche nel settore dell’intrattenimento e dello spettacolo, mettendo in luce delle criticità legate alla pressione fiscale e non solo. Proprio Asso Intrattenimento, che fa capo a Federturismo e Confindustria, si è fatta portavoce di un forte grido d’allarme da parte delle 3.000 aziende che nel nostro paese svolgono attività d’intrattenimento, occupando un totale di ben 180.000 persone.

Sembra però che il Governo sia rimasto immobile di fronte alle loro sollecitazioni negli ultimi tre mesi, così come conferma il presidente nazionale del Sindacato Nazionale di Categoria Assointrattenimento, Luciano Zanchi: “Siamo un comparto che deve essere aiutato e ascoltato perché riguarda principalmente la vita dei nostri giovani. In questi mesi abbiamo fatto richieste di ascolto al governo e alle regioni, senza ricevere alcun risultato. Siamo portatori di istanze dirette alla chiarezza della normativa perché tutt’oggi non sappiamo quale sarà la fine delle nostre aziende, dove abbiamo addetti come disk jokey, addetti luce, cuochi, grafici, pr, cassiere e 3000 imprenditori che hanno speso una vita per costruire queste aziende che sono discoteche e non solo, che non sono di certo il male ma anzi aiutano i nostri giovani a socializzare. Noi lamentiamo una grave disattenzione del Governo verso le nostre aziende, la poca chiarezza delle norme che vanno a regolare il loro comportamento, e lamentiamo la mancanza della parola turismo nei decreti fino ad oggi attuati. Il Governo è trincerato dietro il silenzio, noi abbiamo fatto richiesta alla task force di Colao proponendo strumenti adeguati per riuscire a dare chiarezza, ma anche in questo caso lo Stato è rimasto sordo e cieco.”

– I giovani, ad esempio, rinunceranno a feste ed eventi nel rispetto delle norme di sicurezza, o incentiverebbero altre attività magari non controllate?

“I giovani di 15 o 20 anni non andranno a dormire alle 22 perché il Governo ha deciso di non far aprire i locali di pubblico spettacolo. Altre tipologie di locali e forme di aggregazione verranno utilizzate dai giovani per incontrarsi, magari vietate o non consentite, e da qui prolifereranno bar con attività abusive di pubblico spettacolo, feste in ville private organizzate da giovani che hanno voglia di incontrarsi e questo è pericolosissimo per la salute. Le nostre discoteche sono capaci di affrontare questo genere di problema quindi, con norme chiare e precise, il Governo dovrebbe far aprire i nostri locali in condizioni in cui sia possibile che le nostre aziende siano produttive di reddito.”

  • Di cosa hanno bisogno queste imprese anche solo per pensare alla ripartenza, per cui avete richiesto un tavolo di confronto immediato con il governo?

“Noi siamo pronti a ripartire il prima possibile laddove decidiamo con il Governo delle norme chiare sulla riapertura, ma non credo che il Governo ci permetterà di aprire nell’arco della stagione estiva. Ma intanto abbiamo bisogno della cassa integrazione e l’aiuto alle famiglie dei nostri dipendenti che non sanno più cosa fare, perché la cassa integrazione non è ancora arrivata a nessuno dei dipendenti delle nostre imprese associate. Inoltre, è necessario un finanziamento a fondo perduto fatto in relazione alle perdite subite o ai bilanci degli anni precedenti, così che le aziende possano sostenere i costi fissi (affitti, bollette, manutenzioni, ecc). Infine, si richiede di prevedere una totale esenzione dal pagamento di imposte e tasse per l’anno 2020/21, con particolare attenzione alla contribuzione dei nostri dipendenti che dovrebbe essere fatta in modo forfettario per i prossimi cinque anni.”