Speranza, Malagò e Spadafora con la collaborazione del Cts stanno spegnendo il calcio…

Il calcio di Serie A è nel limbo. Da una parte le tifoserie d’Italia e d’Europa scrivono “…non c’è calcio senza tifosi…” e dall’altra parte invece numerosi dirigenti pressano chiedendo di riprendere i campionati (13 giugno?), anche con gli stadi vuoti. Vedremo. Intanto la dura replica del dottor Pino Capua, componente della commissione medica FGCI nonché presidente della commissione antidoping federale, al diktat della Commissione Tecnico Scientifica del Governo, non si presta a fraintendimenti. Il Trio (o la triade…) Speranza, Malagò e Spadafora e la predetta CTS, stanno per uccidere il campionato di Serie A e quindi il calcio professionistico, che tanti benefici economici si porta dietro (viene versato poco più di un miliardo di tasse all’anno…). I paletti posti dal Comitato Tecnico Scientifico, si riferiscono alla responsabilità dei medici sportivi e la quarantena imposta a tutta la squadra in caso di un calciatore positivo. In Germania il cui campionato riprenderà il prossimo 16 maggio, si è deciso che nel caso in specie andrebbe in quarantena solo il giocatore positivo senza chiamare i causa alcuna responsabilità del medico sociale. Insomma la sensazione è che non si voglia assumere la responsabilità di fermare il campionato, ma si alzi sempre l’asticella, perché ciò si realizzi con conseguenze drammatiche non solo per il sistema calcio, ma per l’ intero sistema sportivo.
Qualcuno con i capelli bianchi, si ricorderà il mitico “Signor No” del Rischiatutto del mitico e indimenticato Mike Bongiorno. Il CTS ha il medesimo ruolo. Non solo per il calcio ma anche per altri settori come la ristorazione dove i tavoli devono distanziarsi di almeno 4 metri. Per non parlare della sanificazione nel settore dell’abbigliamento e così via. Insomma se stiamo tutti a casa per altri 2 mesi forse è meglio… Per il Comitato, ovviamente, il massimo è il rischio 0…E in definitiva, in virtù degli ultimi orientamenti, potremmo fermare i campionati europei e magari li riprendiamo quando ci sarà il vaccino,  perché tra due o tre mesi sarà uguale ad oggi. Quando si riprenderà, chissà, potremmo eliminare le pay TV e tornare all antico con un tempo di una partita di Serie A alle 19,00 in tv e per fare sopravvivere le dieci società principali italiane magari pagheremo un biglietto allo stadio di 300 euro. È questo che in realtà che vogliamo?

Franco Siragusa, opinionisa SicraPress