Calcio e centri sportivi, Feliciano Di Blasi: “Il virus circola ancora, serve protocollo chiaro per ripartire”

Il campionato di Serie A riprenderà oppure no? Date e calendari sembra siano pronti e il governo deciderà entro la prossima settimana, dopo la ripresa degli allenamenti collettivi del 18 maggio e non oltre il 25 come indicato dalla Uefa. Ma cosa ne pensa Feliciano Di Blasi, mental coach e preparatore atletico, di questa possibilità?  “Il problema è che c’è disorganizzazione. Le linee guida per il campionato vengono dall’alto, e ho parlato con molti medici sportivi preoccupati perché saranno loro a prendersi la responsabilità. Dovranno decidere loro chi deve iniziare gli allenamenti e chi no. Quando si parla di calcio specialmente, i primi ad essere coinvolti devono essere i medici sportivi e i preparatori atletici che lavorano sul campo. Il calcio è uno sport di contatto, ad alto rendimento aerobico e c’è molta espulsione di aria sotto sforzo, devi isolare completamente i giocatori. Dal punto di vista atletico, la ripresa deve essere graduale perché pensare di fare un mese di preparazione e poi un susseguirsi di partite diventa pericoloso anche per gli infortuni. Se devono chiudere in tempo i campionati, dovranno però fare tante partite anche infrasettimanali. Sicuramente reimpostare una preparazione è fondamentale, ma se ci fosse un caso di Coronavirus, che si fa? Si ferma tutto? E quei giocatori che hanno avuto il virus, come verranno allenati? Le domande sono tante.

– Arriva la proposta di riaprire centri sportivi e specializzati entro il 25 maggio ma non si è ancora minimamente accennato alle linee guida che dovrebbero attuare (sanificazione, distanziamento sociale, mascherine, ecc.). Con così poco preavviso, i centri sportivi o specializzati riuscirebbero ad attuarle in tempo?

È importante riaprire le strutture sia dal punto di vista della salute del cittadino che da quello economico, ma in massima sicurezza. Ho visto che le palestre si stanno preparando, però nessuno sa bene come verranno aperte. Si parla di distanze, ma se in palestra fai allenamento a corpo libero è un conto, se fai un lavoro aerobico o ad alta intensità cambia tutto. Se si corre sul tapis roulant, le goccioline volano sicuramente; si può usare la mascherina ma dopo un po’ avrai difficoltà a respirare. Anche in palestra si dovrebbero differenziare i lavori secondo me: quelli a basso impatto vanno bene, per quelli ad alto impatto dobbiamo stare molto più attenti. In ogni caso, bisognerà vedere quali sono le linee guida che dovrebbero essere particolareggiate in base alle distanze, agli ambienti e alla capacità di controllo all’ingresso, della pulizia. Non è facile, secondo me molti non apriranno anche perché le spese da affrontare sono enormi. E poi, pensando alla sicurezza e alle distanze, si deve capire cosa si può fare e cosa no a seconda degli spazi. In una palestra piccola come si entrerà? In base alle distanze o in base ai controlli? Aprire è importante ma la sicurezza è fondamentale.”

– Il Governo, a detta del ministro Spadafora, stanzierà un miliardo per lo sport per chi dovesse avere problemi economici ad attuare in tempi rapidi il protocollo.

“Dal punto di vista economico, il gestore avrà dei problemi perché avrà spese per ricominciare dopo tre mesi di chiusura. Dovrà attenersi alle regole e la sorveglianza, la pulizia costeranno. I contributi quando arriveranno? È sempre un problema di tempo e andiamo incontro all’estate, quando le palestre hanno di per sé un grosso calo. Quando parliamo di salute e movimento, gli specialisti e i laureati di scienze motorie non intervengono: c’è un problema anche dal punto di vista culturale, si deve affrontare questa ripresa anche da questa prospettiva con specialisti e nessuno si occupa di questo.”