Terapia domiciliare, la denuncia del dott. Rizzo: “Da marzo ad oggi in Sicilia attive solo 11 delle 101 Usca”

Durante la rubrica “Il Cappello di Archimede”, all’interno dell’edizione odierna de “L’Informazione Raccontata”, è intervenuto il dottor Nino Rizzo, medico di base, che ha affrontato il problema delle terapie domiciliari ai tempi del Covid, denunciandone le difficoltà durante la Fase 1 dovuta anche all’assenza dei necessari dispositivi di protezione: “Le terapie domiciliari sono state la vera criticità del nostro lavoro. Durante la Fase 1 questa si è gestita con il triage telefonico ma nonostante ciò sono mancati, al di là delle mascherine, tutti i dispositivi di protezione adeguati come tute, occhiali protettivi e calzari”.

Oggi invece, secondo quanto stabilito dal decreto-legge di fine marzo, i medici di base per la terapia domiciliare dovrebbero essere assistiti dalle Usca (Unità Sanitaria di Continuità Assistenziale), team composti da medici che, opportunamente protetti, si occupano delle terapie domiciliari per tutti gli assistiti che presentano sintomi sospetti o che sono già pazienti Covid conclamati ma non ospedalizzati. La Sicilia però, si trova indietro rispetto a tutte le altre Regioni come ha denunciato il dottor Rizzo: “Le Usca sarebbero il nostro braccio armato ma purtroppo nel nostro territorio quelle attive sono insufficienti rispetto alle previsioni. Stando al report aggiornato al 5 maggio, in Sicilia ne sono attive solo 11 delle 101 previste, dal momento che la legge prevede un’unità Usca ogni 50 mila abitanti”. A livello nazionale, dunque, la Sicilia si trova in terzultima posizione e, solo per fare un esempio, se l’Emilia-Romagna è riuscita ad attivarne l’85/90%, la Sicilia si ferma solo all’11% del fabbisogno predeterminato a livello nazionale creando un gap che dovrà essere recuperato velocemente: “Dopo la fase iniziale in cui si è investito tanto e giustamente nelle strutture ospedaliere, adesso è necessario che questo sistema venga rafforzato dal momento che la patologia da epidemica probabilmente si trasformerà in endemica e il territorio ora diventa fondamentale. Le cure domiciliari sono importanti nella prima fase della malattia e dobbiamo essere pronti a fornire il supporto diagnostico e terapeutico”.

Necessario dunque che la Regione fornisca la giusta assistenza ai tanti medici di medicina generale che chiedono che vengano validati dei protocolli terapeutici precisi da poter mettere in atto. Infine, riguardo ai vaccini antiinfluenzali del prossimo inverno il dottor Vecchio precisa: “Si dovranno fare e abbiamo chiesto di anticipare la campagna vaccinale. L’età consigliata è a partire dai 64 anni ma sono inclusi anche tutti coloro che soffrono di altre patologie a rischio. Quest’anno però queste fasce dovrebbero essere allargate”.