Agostino Zumbo svela:”I teatri catanesi rischiano di non riaprire senza aiuti”

“C’è ancora molta confusione per quanto riguarda i sistemi di contenimento e prevenzione nel nostro settore” racconta Agostino Zumbo, attore e regista catanese che come tanti ha interrotto le proprie attività per l’emergenza sanitaria. Proprio allo scoppio della pandemia, i primi di marzo, l’attore stava per partire con “Il biondo di Palermo” per una tournée in Emilia-Romagna e Lombardia. Il debutto previsto per il 14 Marzo è saltato e da allora “non abbiamo notizie se e quando si riprenderà o se la tourneè verrà cancellata totalmente. Il teatro non ha dato ancora nessuna indicazione.”

Le riaperture dei cinema e dei locali notturni annunciate per il 15 e l’8 giugno, oltre che stupire, hanno lasciato ancora esclusi dal piano di ripresa i teatri e i set. “Riaprire i teatri e in generale le attività di intrattenimento dal vivo è molto più complesso- spiega Zumbo- perché non si tratta di tutelare solo il pubblico. Imporre l’uso delle mascherine per gli attori è semplicemente impossibile a meno che non si vadano a studiare delle regie e delle messe in scena che possano rispettare le indicazioni e le distanze richieste. Ma quando un attore recita emette saliva, gli si richiede a volte anche un contatto fisico con un suo collega/interlocutore. Bisognerebbe accertare che tutti gli attori all’interno di uno stesso spettacolo siano negativi per tutelare la salute di ognuno e, per far partecipare il pubblico in tutta sicurezza, andrebbe ridotto notevolmente il numero degli spettatori in sala. L’applicazione di tutti questi interventi richiede una spesa non indifferente per l’organizzatore, pubblico o privato che sia, ma come si fa a ricoprire i costi con una platea dimezzata?”

Si potrebbe optare per il teatro in streaming, ma oltre a non ovviare al problema e ai rischi di contatto tra gli attori, si violerebbe il senso intrinseco di questo strumento di comunicazione.

“La crisi del settore però- continua Zumbo- non è solo dovuta al Coronavirus ma anche all’operato degli ultimi anni. I teatri privati vengono sottoposti a una pesante tassazione da parte dello Stato e questo induce gli attori a lavorare a certe condizioni. Il settore artistico è stato uno dei più colpiti dall’emergenza ma questo periodo ha anche dimostrato come esso sia un bene necessario per le persone, cosa avremmo fatto in quarantena senza la possibilità di vedere film, spettacoli o ascoltare musica? Abbiamo bisogno di ripartire ma non ci sono ancora tutte le soluzioni per poterlo fare. Serve dialogare con la scienza per capire come comportarsi.” Essenziale intanto l’emanazione di sostegni economici per tutte quelle persone che operano dietro le quinte perché “dietro un attore che recita ci sono altre 10 persone invisibili che lavorano e che hanno ora bisogno di aiuto”.

Il calcio riprenderà a breve a pieno regime, nonostante comporti anch’esso un’interazione tra i giocatori non dissimile da quella richiesta agli attori, con la differenza che gli introiti prodotti da questa industria valgono milioni di euro. “Per la legge dei vasi comunicanti, i settori come quello calcistico, dove girano davvero i soldi, dovrebbero intervenite e aiutare quelli più piccoli in crisi. Lo scenario teatrale catanese, ad esempio, rischia di non riprendersi una volta conclusa l’emergenza se non si interverrà in suo favore.”

“Negli ultimi 12 anni c’è già stata una forte diminuzione degli abbonamenti per il teatro stabile, da 15.000 si è passati a meno di 2.000. La direzione pubblica non ha coinvolto i grandi della tradizione del teatro catanese e questo purtroppo ha comportato una pesante reazione da parte degli attori. I privati, poi, hanno bisogno di essere aiutati per poter far lavorare gli artisti del territorio in maniera corretta e non far prosperare il lavoro in nero. Anche una volta riprese le attività temo ci sarà molta diffidenza da parte del pubblico, solo gli affezionati che avranno sentito la mancanza del teatro riprenderanno a partecipare, ma per arrivare al grande pubblico ci vorrà molto più tempo e servirà quindi sostenere le piccole realtà perché sopravvivano nell’attesa.”

Un appello di solidarietà e coesione quello inviato da Agostino Zumbo che, in merito all’assegnazione dell’assessorato dei beni culturali siciliani alla Lega, continua dicendo di “non voler assecondare l’azione subdola di alcune personalità che hanno tentato, anche nel corso di questa crisi, di dividere sempre di più il Nord e il Sud. Pur aborrendo quanto detto e fatto dal Leader di questo partito, i numeri parlano chiaro e certe scelte non sono che il risultato di calcoli e accordi politici. L’assegnazione alla Lega, che ha difatti preso molti voti in Sicilia, ha suscitano una reazione forte ma anziché sostenere una politica fatta di antagonisti sarebbe meglio interrogarsi su quanto e cosa è stato fatto nelle scorse amministrazioni per il nostro meraviglioso patrimonio culturale. La Sicilia è una terra ricca di tradizioni artistiche e paesaggi incredibili, ma per far si che prosperi occorrerà l’impegno e il sostegno di tutti, anche dei non siciliani.”