Stadi ancora chiusi? Tutta colpa degli “abbracci”…

Dopo oltre due mesi di lockdown, oggi milioni di italiani, hanno riscoperto il vero e proprio ritorno alla normalità, con le dovute misure restrittive relative al distanziamento sociale ed ad alcune importanti norme per evitare il contagio. La riapertura dei centri estetici, dei parrucchieri e dei bar, renderanno meno faticoso il processo di ripresa, con una linea di riaperture per lo svago ed il tempo libero, quali palestre, piscine, cinema e teatri previste per le prime settimane di giugno, con le temperature elevate, soprattutto al centro sud, che continuano ad alleggerire la diffusione del covid-19.


Resta invece un’incognita la ripresa dei campionati, le società di Serie A, a larga maggioranza, hanno deciso di ripartire con il campionato sabato 13 giugno. Ma, in questo momento, sembra impossibile, in quanto il DPCM del 17 maggio firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, vieta fino al 14 giugno ogni competizione sportiva. In realtà il campionato potrebbe comunque riprendere il 13 giugno, se il governo concederà una deroga, trovando un compromesso. In Francia c’è il divieto per lo svolgimento degli eventi sportivi fino al 1° settembre, ma il Tour de France inizierà il 29 agosto, grazie a una deroga governativa. E da Palazzo Chigi sono giunte delle rassicurazioni, come riferisce il ‘Corriere dello Sport’, alle società. Il governo attende ulteriori dati sul contagio, e se saranno positivi potrebbe essere modificato il DPCM.


Il problema principale resta comunque quello legato agli allenamenti di gruppo, senza i quali sembra impossibile poter disputare delle attività agonistiche. Dunque sulla base del modello tedesco, con la Bundesliga che è ripartita proprio lo scorso week end, si dovrà discutere su tre punti fondamentali: il ritiro prolungato per i calciatori; la quarantena obbligatoria per tutta la squadra che ha al suo interno un positivo; e la responsabilità per i medici sociali.


Ma se nel calcio professionistico si respira già aria di ripartenza, tra i dilettanti continuano ad alimentarsi problemi di tipo gestionale ed economico, in ottemperanza alle nuove regole di sicurezza. Con le stagioni ormai concluse, si pensa già al futuro, ma dato che sembra difficile poter rivedere il pubblico sulle gradinate, si manifesta sempre più concretamente lo spettro del tracollo finanziario delle piccole società, che fanno del così detto “Incasso della domenica”, uno dei maggiori punti di sostentamento economico.


Molte tifoserie, in tutta Europa hanno sottolineato come sia impossibile credere di poter far vivere il calcio senza tifosi; in molti infatti si sono chiesti perché dal 15 giugno potranno riaprire cinema e teatri a discapito degli stadi; la risposta sembra essere banale ma con un grosso fondo di verità, in materia di forme di contrasto al virus, basti pensare che al gol segnato dalla propria squadra, sarebbe impossibile evitare di abbracciarsi e gioire insieme, nonostante gli impianti sportivi permettano un più sicuro distanziamento sociale rispetto a chiese, cinema e teatri.