Gasparin: “Vi svelo perché sono andato via dal Catania…”

Il Massimino vuoto ancor prima dell’emergenza Coronavirus, i tifosi da tempo in netto contrasto con la società, debiti e stipendi non pagati e un’udienza il 25 maggio in Tribunale per definire o meno il fallimento. Così si presenta l’attuale scenario del Calcio Catania, sul cui futuro si saprà certamente di più tra una settimana, quando appunto il Tribunale fallimentare valuterà se sospendere l’attuale CdA nominando degli amministratori giudiziari. Potrebbe essere il momento della verità o almeno, così si dice, della svolta, in un modo o nell’altro. Ma facendo un passo indietro, ripensando ai tempi del Catania in Serie A, è lecito chiedersi: come si è arrivati a tutto questo? Cosa sarebbe successo se…? A questa domanda ha risposto l’ex amministratore delegato del Calcio Catania Sergio Gasparin che, nonostante la profonda stima che tutt’oggi nutre nei confronti di tutti i collaboratori avuti alle pendici dell’Etna, nel 2013 decise di andar via. Perché? “Spesso si dice che la rottura sia avvenuta relativamente a Pablo Cosentino, che io conoscevo molto più approfonditamente del presidente Pulvirenti ma come operatore di mercato; lui però non ha le caratteristiche per essere un uomo di società e, nonostante la mia stima nei suoi confronti, lo spiegai in maniera molto chiara. Questa però è stata una componente marginale, la componente fondamentale è stata che il presidente ha voluto modificare l’assetto organizzativo della società che fino a quel momento poggiava su un amministratore delegato/direttore generale come responsabile totale della società. Lo era precedentemente con Pietro Lo Monaco, lo è stato con me, ma il presidente voleva sicuramente essere più operativo su un insieme di scelte. Mi era stato chiesto di rimanere ma io non ci credevo, non ci credo e non crederò mai a quel tipo di strategia impostata a Catania, e i risultati sono stati la logica ed eloquente conseguenza. Io mi son trovato benissimo a Catania perché probabilmente ho alcune caratteristiche dell’elefante: non porto rancore ma ho una memoria ferrea. Ricordo bene ciò che dissi quando lasciai Catania e ciò che accadde dopo quel risultato straordinario dal punto di vista sportivo, tutt’ora record della storia per punti (56) e posizione in classifica (ottavo posto) acquisito dalla società rossazzurra. Dissi che ognuno di noi nella vita ha un grande alleato o un acerrimo nemico, che è il tempo. Il tempo, inesorabilmente, dà ragione a chi ne ha e assegna i torti a chi ha torto. Direi che è stato persino troppo impetuoso nella sentenza e nell’individuazione di dove stavano le ragioni e dove invece stavano i torti, e da quell’ottavo posto in Serie A e quei 56 punti si è inanellata una serie di risultati sportivi ed economici che definire disastrosi è quasi un eufemismo. Non si è capito che la cosa più importante di una società calcistica è la gestione dell’ambiente, dei rapporti all’interno dello spogliatoio e della società, ma anche il punto di equilibrio con i propri collaboratori, fra la proprietà e la squadra, fra squadra e allenatore, fra la struttura societaria e la tifoseria, i media.  Credo che, da quel momento in poi, queste cose non si siano più fatte o si siano fatte in maniera non positiva e i risultati ne sono stati la conseguenza diretta e inevitabile. E lo dico con rimpianto, perché a Catania mi è rimasto il cuore ma anche il rammarico per quello che poteva essere perché ero e sono convinto che quel progetto, se non fosse stato modificato, ci avrebbe regalato grandissime soddisfazioni sportive per molti anni, ma questo fa parte delle scelte che fanno gli uomini. Mi è comunque rimasto dentro il grande affetto e la grande stima della gente, che spesso sento, perché a Catania ho passato un anno straordinario.

– Proprio mentre si avvicina quel fatidico 25 maggio, l’ad Giuseppe Di Natale e il vicepresidente Ignazio Scuderi hanno deciso di dimettersi. Quale potrebbe essere lo scenario futuro del Calcio Catania?

È evidente che la decisione dei dirigenti è conseguente proprio a quella che è stata la richiesta della Procura di Catania. La nomina degli amministratori giudiziari può favorire un’eventuale cessione perché nel momento in cui dovessero subentrare, è esclusivamente negli interessi dei creditori e quindi la loro operatività sarà finalizzata essenzialmente a questo. Questa vicenda l’ho vissuta 20 anni fa o poco più, quando il Vicenza era in Serie A e venne sottoposto all’amministrazione giudiziaria da parte del Tribunale di Milano per disavventure economico-finanziarie della proprietà, legate alle sue aziende. Io venni confermato nel ruolo di amministratore delegato, e lavorai per oltre un anno con il Tribunale di Milano alle spalle e conosco essenzialmente il modus operandi. Poi la vicenda si concluse con un’asta giudiziaria che trovò l’acquisizione di un fondo inglese che era l’ENIC, e così si risolse il passaggio di consegne e continuò la vita societaria. Io quindi credo che quello che dovrebbe accadere il 25 maggio potrebbe favorire il passaggio di proprietà della società rossazzurra.

– Quanto sarà importante, in vista del futuro, il rapporto con la tifoseria rossazzurra?

Il rapporto con la tifoseria lo definirei di rispetto. Io li ho sempre rispettati e loro hanno fatto altrettanto. Il rapporto con loro è stato sempre positivo perché c’è stato rispetto e considerazione nei loro confronti, sincerità nel dire come stavano realmente le cose. Si è instaurato un rapporto sulla trasparenza, la correttezza e il rispetto reciproco perché noi, quando svolgiamo il ruolo dirigenziale di una società calcistica così come i giocatori, siamo privilegiati. E il calcio ha ragione d’essere soprattutto per il rapporto con la gente che soffre, gioisce, piange per quella squadra. Quindi anche nel momento della critica, la tifoseria merita rispetto perché la componente di fondo è l’amore per la propria squadra. Se c’è credibilità di fondo, allora anche la critica può divenire una realtà costruttiva. Proprio per loro mi auguro che il Catania possa ripartire dalla Serie C, con questa matricola e il loro affetto. Mi auguro che trovi un gruppo di imprenditori che possa veicolare questo rapporto con la gente, una prospettiva programmatica e un piano a lungo termine. Do un umile consiglio a chi verrà: siate estremamente credibili, trasparenti e sinceri nel presentare le situazioni. Uscire dalla Serie C è difficilissimo, richiede grande compattezza d’ambiente e grande impegno dal punto di vista economico-finanziario. Questo va detto alla gente, così che ci possa essere unione e compattezza per arrivare ad un grande obiettivo comune.”